La credibilità del movimento civico

In questa campagna elettorale c’è il rischio di una delegittimazione delle formazioni “civiche”, compromesse dagli accasamenti politici di  alcuni loro esponenti che hanno aderito a schieramenti da cui fino a qualche settimana si proclamavano estranei o addirittura ostili. Nel nostro consiglio comunale sta avvenendo un rapido processo di “partitizzazione” da cui sembrano tentati in tanti, più di quanti fosse possibile prevedere. Rilanciamo, invece, “un progetto civico”, aperto a tutti

@TarcisioTarquini

Uno dei temi seri di queste elezioni (almeno per noi e per la politica locale) non è se questo o quel candidato in pectore sia stato o meno cancellato dalle liste, per interventi a “titolo personale” di big del partito “alleato”; succede che gli amici siano più velenosi dei nemici e che la logica ormai prevalente  sia quella della feudalizzazione dei territori sotto un unico padrone che esclude dal perimetro del suo campo di influenza qualsiasi potenziale concorrente. Uno dei temi seri, dicevo, subito dopo quello “generale” che riguarda tutti dei contenuti delle politiche e delle proposte di governo, è il rischio di una delegittimazione delle formazioni “civiche”, compromesse dagli accasamenti politici di alcuni loro esponenti che hanno aderito a schieramenti da cui fino a qualche settimana si proclamavano estranei o addirittura ostili. Nel nostro consiglio comunale sta avvenendo un rapido processo di “partitizzazione” da cui sembrano tentati in tanti, più di quanti fosse possibile prevedere.

È tutto legittimo, certo criticabile finché si vuole ma legittimo. La questione vera, però, è che in questo modo le prospettive civiche si indeboliscono, perdono credibilità agli occhi dei nostri concittadini che sono autorizzati a pensare che esse siano state – come abbiamo avvertito in tempi insospettabili su questo stesso blog – null’altro che il paravento per prendere voti e tentare di superare, camuffandosi ipocritamente, la diffidenza nei confronti di proposte e liste  politiche non più apprezzate o per allargare il loro raggio di influenza.

Nelle settimane scorse anche noi abbiamo ricevuto richieste e proposte di candidatura, le abbiamo con garbo e senza iattanza alcuna respinte al mittente perché riteniamo che in questa campagna elettorale il profilo civico del nostro movimento debba essere salvaguardato in modo che possa avere ancora un ruolo oggi e nel futuro. Lo abbiamo detto e scritto in mille modi: Alatri In Comune è innanzi tutto un progetto civico, che prevede passaggi elettorali (c’è stato e non escludiamo che ve ne siano altri) ma non si esaurisce in essi. Un progetto civico è una scommessa di cambiamento della società cittadina, di impegno perché emergano forze, idee, personalità nuove che sappiano portare rinnovamento radicale, quello di cui questa nostra città (non solo, e non solo nella politica) ha drammatico bisogno se vuole guardare in faccia e negli occhi, con la serenità di averci almeno provato, i più giovani, i più deboli, tutti quelli che stanno al margine del paradigma locale dominante, che si può riassumere nella filosofia di un vivacchiare sospeso su un amplissimo reticolo clientelare di scambi più o meno sottaciuti.

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Per questo, e proprio in questo momento in cui le prospettive civiche sembrano indebolirsi, vogliamo rilanciare il nostro progetto civico di cambiamento. In questi due anni di attività abbiamo progettato e realizzato molte cose, anche alcune di quelle contenute nei nostri programmi elettorali e che abbiamo attuato, a dispetto del fatto che  siamo fuori dal governo della nostra città.

L’abbiamo chiamata “opposizione governante”, una prospettiva che mantiene una sua credibilità se non si apparenta con progetti politici che hanno un asse esterno ai bisogni della nostra città e di cui è perfino dubbio, per ciò che è trapelato della formazione delle liste e degli scontri che l’hanno accompagnata, che abbiano qualche lontana parentela con i bisogni delle nostre comunità. Non tutti sono uguali, naturalmente, e ciascuno di noi ha la capacità e la sensibilità di valutare e scegliere: al voto infatti è necessario andare perché è questo, della partecipazione, il primo segnale a dover essere dato il prossimo quattro marzo.

Non ci siamo posti il problema del “con chi stiamo” in campagna elettorale, ci siamo posti, invece, quello per noi più determinante del “come ci stiamo”, del “come” far sentire la nostra voce e sollecitare le risposte sulle emergenze che ci ritroveremo davanti, intatte, dopo le elezioni. Sarebbe importante, per le prospettive di dopo, se anche le altre forze civiche, quelle nate davvero per un atto di autonomia nei riguardi delle formazioni partitiche (ma con volontà di riconciliazione con le istanze della nostra comunità), dichiarassero di voler proseguire il cammino intrapreso, senza le facili soste degli apparentamenti politici.

Se ci si ferma si rischia di non ripartire, e noi che siamo in cammino non intendiamo fermarci.

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