Ad Alatri, luci e ombre delle biomasse

Impianti a biomasse o no? E soprattutto di che tipo è l’impianto che si vuole costruire a Fontana San Pietro, una zona al confine tra Alatri e Frosinone? Le famiglie sono allarmate, i “medici di famiglia” attaccano duramente la decisione per l’inquinamento che provocherebbe, l’amministrazione comunale sembra limitarsi a un ruolo notarile. Gabriella Arcese, che studia da anni questi problemi e segue come docente universitaria le problematiche del risanamento dell’area Ilva di Taranto, ha partecipato all’incontro promosso dai Medici di famiglia, in cui l’assessore all’ambiente Alessia Santoro è stata a più riprese contestata, e detta queste sue prime considerazioni. La discussione pubblica che il comune non voleva, è appena iniziata.

@GabriellaArcese

Nel pomeriggio di sabato 9 settembre si è tenuto presso la biblioteca comunale un convegno dell’Associazione dei medici di famiglia per l’ambiente” un convegno dal titolo “Qualità dell’aria. Biomasse: luci ed ombre”.

Un convegno sembrato sin da subito molto interessante anche alla luce delle importanti specializzazioni dei medici in locandina. Spiccava anche subito all’occhio però la mancanza della “controparte” constatato nessun ruolo differente dal quello dei medici in locandina oltre al Sindaco (che, ovviamente, medico non è). Non in locandina l’Assessore comunale all’Ambiente coinvolta nelle polemiche dei giorni precedenti sui giornali locali dagli stessi medici per l’installazione di impianti a biomassa e inceneritori ad Alatri.

Incuriosita cerco di informarmi sulla questione ma non trovo nessuna VIA (valutazione di impatto ambientale) in merito agli impianti stessi. Contatto più persone tra cui l’Assessore Alessia Santoro che prima del convegno mi mostra tutta la documentazione (con tanto di supporto documentale le caratteristiche degli impianti). Apprendo a questo punto che non esistono inceneritori (almeno per il momento) e che non c’è nessuna azienda che vuole installare un impianto a biomassa (ossia che brucia la biomassa) bensì un impianto di produzione di pellet (anche non di grande dimensione in termini di capacità produttiva) prodotto da biomassa vergine. Vi siete già persi?!?

La BIOMASSA può essere di vario tipo: biogas, biomassa da rifiuto, in questo caso è vegetale, scarti dell’industria agroalimentare, scarti da materiale agricolo e forestale. L’impianto che dovrebbero installare ad Alatri è di questo ultimo tipo. Se andate su Youtube e cercate “impianto produzione di pellet” capite come funziona. Nel nostro caso lavora ad umido (ciò vuol dire che abbatte le polveri del 50% o più e con le opportune misure le riduce ulteriormente. (Non è un impianto a biomassa e non è un inceneritore).

La seconda installazione è molto diversa perché è un impianto di frantumazione di INERTI. Anche qui se ne sono sentite di tutti i colori e oserei dire in tutte le lingue ma…procediamo con ordine:

1. Una sostanza inerte è qualcosa che a contatto con un’altra sostanza o con l’ambiente non produce reazioni, non contamina, non rilascia sostanze chimiche. Nell’ambito edilizio, gli inerti (o aggregati) vengono aggiunti al calcestrutto ad esempio perché migliorano le proprie meccaniche e allo stesso tempo riducono i costi di produzione (per approfondimenti, clicca qui).

2, Il rifiuto da Costruzione o Demolizione (C&D) è un rifiuto classificato dalla nostra normativa come speciale non pericoloso (quindi NON tossico). Ma l’attività di frantumazione per il recupero è molto polverosa. Anche qui ci vengono in supporto le BAT (Best available techniques o migliori tecniche disponibili) sono tecniche impiantistiche, di controllo e di gestione che – tra quelle tecnicamente realizzabili ed economicamente sostenibili per ogni specifico contesto – garantiscono bassi livelli di emissione di inquinanti, l’ottimizzazione dei consumi di materie prime, prodotti, acqua ed energia e un’adeguata prevenzione degli incidenti. Esistono dei documenti di riferimento per settore si chiamano BREFS (BAT reference documents) per categorie di attività.

Altro problema che può causare un impianto di questo tipo è il rumore. Anche questo, teoricamente non dovrebbe essere un problema per i lavoratori che devono usare per sicurezza i DPI (Dispositivi di protezione individuale) né per la popolazione poiché sono impianti che devono stare nelle zone industriali e nelle zone industriali, sempre teoricamente, non ci sono abitazioni. Paradossalmente rispetto a quanto si vuol far credere, un impianto del genere recupera materiale che può essere reintrodotto nei cicli produttivi come materia prima seconda (ossia rigenerata) e di conseguenza evita l’estrazione di altra materia prima (magari proveniente da cava).

3. Non vi è la fase di COMBUSTIONE in nessuno dei due impianti.

Inoltre, le valutazioni di sostenibilità di queste tipologie di impianto sono sito specifiche, gli impianti devono essere sottoposti a controlli costanti (per legge) le varie certificazioni/autorizzazioni rinnovate periodicamente.

Quindi perché tanta paura dei medici? Forse perché Alatri ha dei livelli di polveri sottili (PM10 e PM 2,5) molto alto e preoccupante in ordine alle malattie che possono provocare ma non è ostacolando l’industria a priori che possiamo garantire la qualità dell’aria..anzi!

Pensiamo piuttosto a creare una mobilità sostenibile e ragionata, evitiamo di fare le domeniche ecologiche costretti dai livelli troppo altri, rimboschiamo invece di deforestare e cerchiamo di comportarti in maniera sana e sostenibile noi per primi.

E perché tanta gente spaventata? Perché non si informano correttamente i cittadini che diventano preda del web e sono costretti a farsi opinioni di sorta e di parte… però l’informazione di fa in maniera oggettiva e con l’evidenza empirica di un confronto sano e costruttivo…altrimenti è un’opinione, cosa ben diversa!

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4 pensieri riguardo “Ad Alatri, luci e ombre delle biomasse

  1. L’Associazione dei Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia informa che
    l’aumento delle concentrazioni di polveri sottili in atmosfera determina un aumento del rischio percentuale di malattie e morti secondo una relazione matematica : dato di fatto inoppugnabile.
    Ogni sistema che emette polveri sottili, anche se non comburente, concorre direttamente all’aumento della concentrazione delle stesse in atmosfera e di conseguenza al rischio malattie e morti : dato di fatto inoppugnabile. La riduzione della concentrazione delle polveri sottili si ottiene esclusivamente bloccando le nuove emissioni e riducendo quelle in essere, soprattutto in territori quale quello di Alatri, zona 1 come da inquadramento regionale per la qualità dell’aria al pari di altri paesi ad alta pressione ambientale atmosferica: dato di fatto inoppugnabile.
    Logica vuole, che tale caratterizzazione induca ad escludere a priori qualsiasi impianto emissivo ad impatto ambientale. Alatri, peraltro, è il quarto paese della Provincia di Frosinone per inquinamento da polveri di sottili, rammentando che la Provincia di Frosinone è da tempo, tra le province più inquinate d’Europa. E ancora : Alatri è a diretto contatto con il SIN Valle del Sacco, ovvero, Sito di Interesse Nazionale necessitante di bonifica secondo lo Stato Italiano insieme, per esempio : la Terra dei Fuochi, l’ILVA di Taranto, Brescia ecc., per citare i maggiori.
    In questo contesto si pone l’impianto di trasformazione di rifiuti inerti di cui si discute in Alatri. E’ la stessa società che intende costruire l’impianto a dichiarare : “per un impianto di trattamento di rifiuti inerti occorre considerare i rischi connessi sostanzialmente all’emissioni di polveri” ed ancora : “ Dalla quantificazione degli impatti emerge chiaramente come la componente che risente maggiormente degli impatti negativi sia la SALUTE…”. E’ la stessa società proponente a descrivere bene e rispettare l’equazione : polveri e danno alla salute. Perchè insistere nell’affermare il contrario, nel disconoscere i dati di fatto, nel cercare polemiche fuorvianti e fantasiose soluzioni per ridurre le polveri esistenti? Perchè non applicare quanto scritto dalla stessa società proponente l’impianto, che per eliminare tutte le possibili problematiche d’impatto ambientale connesse alle attività dell’impianto individua l’opzione zero?

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  2. La risposta di Gabriella ARCESE punto per punto

    Gentilissimo Dottore, le rispondo punto per punto:
    1. L’Associazione dei Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia informa che
    l’aumento delle concentrazioni di polveri sottili in atmosfera determina un aumento del rischio percentuale di malattie.
    RISPOSTA: VERO: è scientificamente dimostrato che l’aumento di concentrazione di polveri sottili alza il livello di rischio, quindi la probabilità di ammalarsi.
    … e morti secondo una relazione matematica: dato di fatto inoppugnabile.
    RISPOSTA: FALSO: la relazione è data da una probabilità di conseguenza la relazione matematica non è lineare.
    Potrei non conoscere il modello matematico di cui parla, ma sono un ricercatore, se mi cita il modello lo posso verificare e sarò pronta a darle ragione davanti all’evidenza empirica.

    2. Ogni sistema che emette polveri sottili, anche se non comburente, concorre direttamente all’aumento della concentrazione delle stesse in atmosfera
    RISPOSTA: VERO: La relazione tra sostanza e rischio è indipendente dalla fonte della sostanza. È anche vero però, che le PM10 e le PM2.5 provengono principalmente dai processi di combustione.
    e di conseguenza al rischio malattie e morti: dato di fatto inoppugnabile. VEDI SOPRA

    3. La riduzione della concentrazione delle polveri sottili si ottiene esclusivamente bloccando le nuove emissioni e riducendo quelle in essere, soprattutto in territori quale quello di Alatri, zona 1 come da inquadramento regionale per la qualità dell’aria al pari di altri paesi ad alta pressione ambientale atmosferica: dato di fatto inoppugnabile.
    RISPOSTA: INESATTO: La riduzione di polveri sottili di ottiene sì riducendo quelle in essere e il più possibile quelle nuove cercando di trovare soluzioni che non alternano gli equilibri di sostenibilità globale (intesa come trade-off tra le variabili ambientali, sociali ed economiche) non lo dico io lo dice il Rapporto Bruntland (1992) e analizzando tutti i dati di contesto.
    Posto che potrei anche condividere, quali soluzioni reali propone?

    Logica vuole, che tale caratterizzazione induca ad escludere a priori qualsiasi impianto emissivo ad impatto ambientale.
    RISPOSTA: INESATTO: logica vuole che si verifichino tutte le condizioni e le tecnologie appropriate prima di prendere qualsiasi decisione.
    Alatri, peraltro, è il quarto paese della Provincia di Frosinone per inquinamento da polveri di sottili, rammentando che la Provincia di Frosinone è da tempo, tra le province più inquinate d’Europa. E ancora: Alatri è a diretto contatto con il SIN Valle del Sacco, ovvero, Sito di Interesse Nazionale necessitante di bonifica secondo lo Stato Italiano insieme, per esempio: la Terra dei Fuochi, l’ILVA di Taranto, Brescia ecc., per citare i maggiori.
    ESATTO.

    In questo contesto si pone l’impianto di trasformazione di rifiuti inerti di cui si discute in Alatri. E’ la stessa società che intende costruire l’impianto a dichiarare : “per un impianto di trattamento di rifiuti inerti occorre considerare i rischi connessi sostanzialmente all’emissioni di polveri” ed ancora: “ Dalla quantificazione degli impatti emerge chiaramente come la componente che risente maggiormente degli impatti negativi sia la SALUTE…”. E’ la stessa società proponente a descrivere bene e rispettare l’equazione: polveri e danno alla salute.

    RISPOSTA: UNA PRECISAZIONE: polveri e polveri sottili non sono la stessa cosa. Giustamente l’azienda (che non conosco) lo dichiara nella richiesta di VIA e dovrebbe proporre anche soluzioni tecnologiche ad abbattimento delle stesse.

    Perchè insistere nell’affermare il contrario, nel disconoscere i dati di fatto, nel cercare polemiche fuorvianti e fantasiose soluzioni per ridurre le polveri esistenti?
    RISPOSTA: ??? Nessuno nega la situazione territoriale a livello di inquinamento, io come Ricercatrice universitaria mi sono limitata a dare delle definizioni con tanto di link di supporto. Peraltro io mi occupo da anni di Sustanability Management e il mio progetto di ricerca a Taranto (finanziato dalla Regione Puglia) si chiama SIMBIOSI INDUSTRIALE NEL TERRITORIO JONICO.
    Conosce il modello dell’ECONOMIA CIRCOLARE? Sa cos’è la simbiosi industriale e il legame con il metabolismo urbano? Sa che ci sono parchi industriali sostenibili nel mondo? Provi a cercare Kalundborg su google.
    RISPOSTA: Io non ho dato opinioni, non ho espresso pareri, ho fornito definizioni e risposto a domande che celavano dubbi che portavano ad idee fuorvianti.

    Perchè non applicare quanto scritto dalla stessa società proponente l’impianto, che per eliminare tutte le possibili problematiche d’impatto ambientale connesse alle attività dell’impianto individua l’opzione zero?

    RISPOSTA: perché noi (né io né lei purtroppo) non applichiamo. Il nostro ruolo, così come quello delle amministrazioni è quello di informare CORRETTAMENTE i cittadini e COMUNICARE con loro. COSA CHE SISTEMATICAMENTE NON SI FA!

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  3. Consiglio la consultazione della tab.n.24 a pag.93 della consulenza tecnica della Procura della Repubblica sulla qualità dell’aria nella provincia di Frosinone.
    Comprendo dal suo dire che lei vive tra le polveri e per le polveri, che difende strenuamente. Io ed i miei colleghi viviamo con i malati e per i malati, che difendiamo strenuamente. Ognuno il proprio. Spero basti così. Riservi le sue lezioncine in altri ambiti più ameni, dove il declamare e l’esibire il sapere è nobile esercizio, che non arreca danno alcuno a nessuno. La saluto, nel mentre le significo che qualsiasi suo ulteriore scrivere, non troverà più sequenziali mie considerazioni.

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