Referendum. La lucida invettiva di Tommaso

Il post di un giovanissimo ingegnere, appassionato della politica e deluso dai politici. Il suo commento all’esternazione di Renzi sul referendum. “Caro Matteo, mi sento offeso e in parte tradito dall’Istituzione che oggi rappresenti. Perché mi dici di non andare a votare? In questa Italia vorrei che le mie Istituzioni avessero lungimiranza”

@TommasoD’Antò

Ricordo ancora quando ho speso tempo e soldi per fare campagna elettorale alle primarie del 2012 (replicando gli sforzi nel 2013, ovviamente) per te, caro Matteo, perché credevo fosse impegno che stavo investendo per il mio Paese. Credevo che con te le cose sarebbero cambiate in meglio: parlavi di rinnovabili, di buona scuola, di cultura e di tante altre “belle storie”.
Non scrivo tutto questo per dire che stai lavorando male, ma perché mi sento offeso e in parte tradito dall’Istituzione che oggi, dopo tanti sforzi, rappresenti.
Perché mi dici di non andare a votare? Ora, so bene che seppur avesse vinto il sì, le cose non sarebbero cambiate, è vero, ma perché allora non invitare tutti a votare no? Saresti stato troppo schierato a quel punto?
Che delusione Matteo, ti parla un tuo grandissimo sostenitore. Uno dei primi e che dalla tua vittoria non ne ha ricavato un ragno dal buco (non come altri FANTOCCI POLITICI che sono saliti sulla tua barca appena hanno sentito che il vento si era messo a tuo favore ed era pronto a gonfiare le tue vele!), ma lo ha fatto unicamente per passione e perché aveva bisogno di trovare un barlume di luce nell’oblio in cui era caduta la politica italiana, ormai da troppo tempo.
Ti ho appoggiato e ho discusso con tante persone perché credevo tu potessi essere l’Istituzione rivoluzionaria di cui avesse bisogno l’Italia. Sono venuto a sentire i tuoi comizi quando sei venuto a Frosinone e a Roma (non oltre, perché non ero in possesso di un camper finanziato dai cittadini, come te!)
Ti ho visto salire al potere, senza pretendere che mi si riconoscesse nulla, perché per me la politica è filosofia ed è “la dimensione naturale dell’uomo”, come sosteneva Aristotele. Non è uno strumento, come fosse una scala, per poter salire lì dove si comanda. Il consenso viene dalla fiducia che i cittadini hanno nel politico (o chi si pensa di esserlo). Questa fiducia, nel tempo deve poter essere ripagata.

Vedi Matteo, tu dovresti agire per il ‪#‎BeneComune‬ e ripagare quella fiducia. La mia fiducia. Invece mi alzo questa mattina e, dopo che ieri ho passato 17 ore al seggio a lavorare, leggo “Ottimi risultati” (Ho provato ad ascoltare il tuo discorso, ma mi sono fermato a metà. Oramai sappiamo tutti come funzionano i tuoi discorsi: mostri i risultati, ti elogi, dici che non bisogna elogiarsi, poi racconti una storiella commovente e infine cerchi di incoraggiare gli italiani con un nuovo, l’ennesimo, ‪#‎hashtag‬).

Quali sono gli “ottimi risultati”? Che sia andato a votare circa il 32% degli italiani aventi diritto? E allora perché si è fatto questo referendum? Perché sprecare tutta quella carta? Perché sprecare tutti quei milioni? Ma soprattutto, perché non andare a votare?
Tu ora mi dirai, pensi che le cose sarebbero cambiate se avesse vinto il si? Dove sarebbero andati a finire gli 11000 (cifre tue..) lavoratori che ruotano attorno al mondo degli idrocarburi delle piattaforme?
Non ho dati alla mano, quindi mi limito ad esprimere un pensiero: nell’‪#‎Italiachevorrei‬, sogno Istituzioni forti e competenti che sappiano scegliere cosa è giusto e sbagliato per noi cittadini. In questa Italia, le mie Istituzioni vorrei che avessero lungimiranza. Nell’ #Italiachevorrei, le Istituzioni vorrei che fossero alla portata del cittadino. Vorrei che le Istituzioni usassero l’italiano in modo consono e dessero il giusto peso alle parole. In questa Italia, vorrei che il Referendum fosse preso sul serio, anche nel rispetto delle persone che come me si sono fatte più o meno 17 ore di seggio. Nell’ #Italiachevorrei, le Istituzioni che tu rappresenti mi invitano a votare perché votare è un diritto e un dovere. Perché per quel diritto, caro Matteo, o meglio caro Presidente, i nostri avi hanno combattuto e hanno versato il sangue!!
Ieri hai voltato le spalle a tutto ciò. Hai voltato le spalle a chi ha dato la vita per la democrazia, a chi ha proposto il Referendum, ai cittadini che sono andati a votare e alla stessa Istituzione che oggi rappresenti.

Che ti costava dire “Andate a votare NO” e poi aggiungevi le belle storie sugli 11000 lavoratori, sulle rinnovabili e magari ci aggiungi la lettera strappalacrime del 18enne che deve esprimere per la prima volta il suo voto (ho ascoltato il tuo discorso fino a questo punto..)? In questo modo addolcivi la pillola e non passavi per “filo-petroliere”, sei bravo nei discorsi!
Avevi paura di raggiungere il Quorum, vero? Se alcuni cittadini fossero andati a votare NO, magari avresti dato l’opportunità di vittoria al SI, non è così?
Che scemo che sono, a credere che il Referendum sia ancora un’espressione di democrazia meravigliosa. Tu hai trovato il modo di soffocare anche questo potentissimo strumento. Hai una mente geniale, è da ammetterlo!
Concludo dicendoti che mi hai deluso, sono stanco anche di ripeterlo. Oggi mi sento populista e quindi ti dico che ‪#‎lapoliticafaschifo‬. Spero di cambiare idea domani, perché la speranza è sempre l’ultima a morire.
P.S.: gli #hashtag li ho aggiunti perché fa figo e così riusciamo a comunicare meglio. ‪#‎famoacapisse‬

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