I temi che offriamo alla discussione di tutti

Tante idee e proposte nel nostro programma. Qualcuna ci è stata rubata, ma siamo soddisfatti perché siamo riusciti a portare la discussione su un livello più alto del solito parapiglia inconcludente e pieno solo di recriminazioni.  I nostri concittadini scopriranno da soli da quale sacco proviene la farina. E non avranno incertezze nello scegliere chi dimostrerà di essere capace di realizzare quel che propone. Se non altro, perché in tante occasioni ha già dato prova di saperlo fare, arricchendo il patrimonio pubblico, mentre molti che oggi parlano si preoccupavano solo di incrementare quello privato. Fuori sacco un argomento che più che un tema del programma è un nostro dovere intimo: rendere accessibile a tutti il cimitero, soprattutto alle persone anziane che più avvertono la necessità di coltivare le loro memorie più affettuose. L’esempio di altre città e l’architettura possono aiutarci anche in questo. 

@TarcisioTarquini

In questi mesi abbiamo lavorato intensamente al programma di Alatri In Comune e abbiamo visto che qualcuna delle nostre idee ha fatto strada e, senza che se ne citasse la fonte, è diventata anche di altri. Ne siamo soddisfatti. Ci si dovrà riconoscere il merito di aver posto il dibattito elettorale su un piano diverso da quello consueto del parapiglia senza idee al quale la nostra vita amministrativa ci ha abituato. E non siamo nemmeno preoccupati di conservare il copyright del buon programma, perché in politica ciò che fa la differenza non è tanto ciò che si dice (ma anche questo conta, così come conta il modo di dirlo) quanto piuttosto la capacità che si ha di realizzarlo. Promesse, paroloni, rodomontate varie non ci piacciono e hanno le gambe corte, proprio come le bugie che i nostri concittadini non vogliono più sentire.

È arrivato, però, il momento di fare il punto sui temi che abbiamo introdotto nella discussione, su cui abbiamo costruito gli assi del nostro programma, e che abbiamo pubblicamente presentato ben due mesi fa, nella riuscitissima assemblea del 13 dicembre.

Siamo stati i primi a porre l’attenzione sulla necessità della riforma della macchina comunale per farla diventare non la fabbrica del No, quale è attualmente, ma uno strumento attraverso cui i cittadini possono realizzare i loro progetti e la città arricchirsi dei valori prodotti dal suo corretto funzionamento. Abbiamo ricordato l’urgenza di dotare gli uffici comunali di uno sportello per i progetti europei, ma abbiamo anche aggiunto che il canale dei fondi si attiva solo se ci sono progetti da presentare, elaborati secondo gli schemi e i criteri della programmazione comunitaria.

Abbiamo detto che il nostro obiettivo principale, potremmo dire la nostra “mission”, è quella di riportare il cittadino al centro e centro delle decisioni cambiando la struttura stessa del modo di decidere dell’amministrazione, e perciò: bilancio partecipativo, urbanistica partecipata, dibattito pubblico, bilancio partecipativo dei giovani, bilancio e rendicontazione sociale. Abbiamo le conoscenze che ci permettono di adottare tutti questi strumenti non agitandoli come bandiere ma adoperandoli per cambiare concretamente il punto di vista dell’amministrazione, dando giusto valore alla rappresentanza (con un ruolo attivo del Consiglio comunale) che, però, non potrà mai essere confusa con la sostituzione del cittadino dal potere di decisione che gli appartiene.

Abbiamo lanciato il tema di un nuovo strumento urbanistico per accompagnare e incoraggiare lo sviluppo – anche economico e produttivo – della città nel suo comprensorio. Questo passaggio è decisivo anche per riproporre un tema antico ma che, nella crisi di oggi, ha assunto una vitalità impressionante. È la grande questione dell’agricoltura (che ha bisogno di un territorio riqualificato se vuole acquisire quelle certificazioni di qualità indispensabili per un suo rilancio oltre i confini cittadini). Ma l’agricoltura significa anche un progetto per l’utilizzazione delle terre di proprietà pubblica inutilizzate o abbandonate a se stesse. E comporta anche un piano di manutenzione dei boschi (il comune oggi ne ha lasciato il compito ai “non abbienti”, con la solita e perdente logica del provvedimento assistenziale non dell’investimento produttivo a favore degli stessi bisognosi). Da qui possono nascere possibilità di lavoro e occupazione per i giovani, che debbono essere incoraggiati ad associarsi in una logica comunitaria, garantendosi una possibilità di futuro senza elemosine e senza clientelismi.

Per i giovani abbiamo pensato – come provvedimento qualificante della nostra proposta amministrativa ora e della nostra amministrazione domani – alla costruzione di uno spazio pubblico di “coworking”, nel quale i giovani professionisti della nostra città possano avviare le loro attività, restituendo poi all’intera comunità una parte del lavoro che grazie a questa struttura potranno realizzare. Ai giovani, inoltre, chiediamo di decidere, attraverso un percorso tipico della democrazia partecipativa, un evento o un’opera da proporci e che ci impegneremo ad attuare, come primo atto del nostro governo della città.

Abbiamo guardato la nostra città, siamo risaliti alle sue vocazioni e abbiamo indicato una sua via verso il futuro, quella della città degli studi: abbiamo sintetizzato quest’idea, che è anche una passione civile,  “Alatri, città che insegna e impara”, e che perciò è accogliente, aperta e generosa con i giovani, predisposta alle innovazioni tecnologiche (abbiamo denunciato i limiti dell’investimento in fibra ottica della Telecom per il nostro territorio, non accompagnato da nessun atto del comune in grado di massimizzarne l’effetto per il benessere di tutti).

Stiamo preparando gli Stati generali della cultura cittadina, nei quali parleremo di capitale umano, capitale della natura e dell’ambiente, capitale della storia e della tradizione, quali risorse disponibili e su cui investire per il rilancio della città.

Abbiamo indicato la prospettiva della ricostruzione di uno spirito di comunità, moltiplicando i luoghi di incontro e formazione continua (negli edifici scolastici aperti l’intera giornata, con l’accordo di chi li dirige), la restituzione di centralità alle periferie, la ricomposizione della rete della città, attorno ai due grandi nodi del centro storico e di Tecchiena che apre la città all’area produttiva della valle del Sacco. E con le interconnessioni degli altri quadranti territoriali, ciascuno con la sua vocazione e il suo ruolo da svolgere nella nuova dimensione cittadina.

Anche sul tema della sicurezza della città e dei cittadini abbiamo scritto, nel nostro programma, che la chiave è la partecipazione, il coinvolgimento delle persone e delle associazioni. Ad Alatri c’è un piano della sicurezza dalle calamità scopiazzato e mai rinnovato, mentre se ne potrebbe elaborare uno serio con la partecipazione di tutti e mobilitando le competenze di chi sta sempre in prima linea quando serve. Ci sono, hanno la volontà di collaborare. Basta chiamarle.

Abbiamo messo in circolazione tante idee, sempre precisando che non parliamo in astratto, ma su ognuno dei progetti che proponiamo c’è un esempio da seguire (un già fatto) per realizzarlo avvalendosi delle esperienze compiute, anche se la nostra ambizione è di diventare presto (anche)  noi punto di riferimento per gli altri.

Ma non abbiamo dimenticato nemmeno le grandi battaglie dettate dall’urgenza politico-amministrativa: quella dell’acqua, contro le vessazioni dell’Acea e la trascuratezza e l’ignavia dei sindaci dell’ATO 5, e l’altra non meno importante della Sanità, per salvare l’ospedale di Alatri in quanto espressione di una sanità “di prossimità”, vicina – non solo geograficamente – a chi sta male e ha bisogno delle attenzioni maggiori. Come i più poveri, spesso nascosti allo sguardo dell’assistenza comunale, o altre volte vittime di espedienti clientelari per acquisirne spudoratamente il consenso. Mentre, per noi, il welfare locale deve promuovere le persone e le loro capacità (si chiama welfare generativo), deve salvaguardane la dignità, offrire opportunità.

Fuori sacco, perché è un problema che non ha collocazione programmatica ma appartiene alla sfera dei nostri doveri più intimi, intendiamo proporre soluzioni per il decoro e l’accessibilità facile a tutti del cimitero comunale. È un paradosso che proprio le persone più anziane, che sono anche quelle che più sentono la necessità di recarsi al nostro camposanto per trovare alla pena il conforto delle loro memorie, siano anche quelle che più incontrano difficoltà nel percorrerlo. L’architettura e l’esempio di altre città possono aiutarci a dare risposta a questa esigenza, non meno urgente di quelle ricordate in precedenza.

Di tutto, comunque, continueremo a parlare, con tutti.

E non importa se qualcuno si approprierà di qualche nostra indicazione o di qualche progetto. I nostri concittadini scopriranno da soli da quale sacco proviene la farina. E non avranno incertezze nello scegliere chi dimostrerà di essere capace di realizzare quel che propone. Se non altro, perché in tante occasioni ha già dato prova di saperlo fare, arricchendo il patrimonio pubblico, mentre molti che oggi parlano si preoccupavano solo di incrementare quello privato.

 

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