Tonnellate di ridicolo, ma anche tanti interrogativi sul Politeama

@TarcisioTarquini

Il ridicolo è forse l’aspetto più eclatante, ma meno pesante, della vicenda della falsa riapertura del cinema Politeama Italia di Alatri.

Il ridicolo delle dichiarazioni sul “regalo” che sindaco e giunta avrebbero fatto alla città di Alatri nell’occasione natalizia restituendole l’uso di uno storico locale di spettacolo; il ridicolo delle dichiarazioni di ringraziamento (quanto ingenuo, alla luce degli avvenimenti?) dei proprietari sullo straordinario contributo personale che il sindaco e un assessore avrebbero garantito per arrivare in tempi strettissimi all’agognato obiettivo; il ridicolo di una commissione sugli esercizi di pubblico spettacolo che, tra un brindisi di fine anno e l’altro, non sarebbe riuscita a esaminare la documentazione per autorizzare l’inizio delle attività della sala; il ridicolo di un intervento della polizia municipale per sospendere le proiezioni, tra il primo spettacolo e il successivo, mentre la gente faceva la fila per entrare e molti avevano già in tasca il biglietto. E anche il ridicolo di un candidato sindaco che  invoca atti autorizzativi in deroga (più o meno: “andiamo avanti lo stesso, anche se la documentazione non è a posto”) senza soffermarsi sull’interrogativo principale e cioè se la sala sia agibile, sicura, pronta alla sua funzione (come tutti continuiamo ad auspicare) e non invece incompleta e bisognosa, perciò, almeno adesso, di subordinate legali (cui si può ricorrere eccezionalmente e non ordinariamente) per essere messa a disposizione del pubblico, sia pure ridotto ai 99 posti che permettono di superare (o aggirare?) le rigide, ma provvidenziali, normative in merito.

Il ridicolo c’è e si può rivendere a tonnellate: una figuraccia che non solo investe questa amministrazione e questi amministratori, ma viene subita da tutti i cittadini che ancora stanno domandandosi, sbigottiti, se chi li amministra “c’è o ci fa”.

Il ridicolo, però, è tanto grande, esagerato, che potrebbe nascondere altri problemi, più seri e difficili da risolvere: quelli che abbiamo sollevato un paio di mesi fa con un nostro post, rimasto senza risposta.

Guardiamo la vicenda più da vicino. Se le cose sono andate, come vengono descritte e spiegate da “Ciociaria Oggi” del 2 gennaio, c’è da restare senza fiato. L’annuncio della riapertura della sala, infatti, è stato dato da tempo. Amministratori normali e esercenti di locali pubblici, certo non di primo pelo come quelli che hanno acquistato il Politeama, sanno quali sono le procedure da seguire e tutte le autorizzazioni da conseguire. Una su tutte, quella che maggiormente tutela la sicurezza del locale e dei cittadini che vi accedono, e cioè la certificazione antincendio. Oggi le norme dicono che è sufficiente la dichiarazione di inizio attività (Dia) presentata dal gestore ai vigili del fuoco per ottenere, non oltre i trenta giorni dalla data di presentazione, i certificati e dare l’avvio alle programmazioni, i vigili del fuoco, entro lo stesso lasso di tempo, verificano che tutto stia a posto veramente o se, al contrario, ci sia bisogno di ulteriori adeguamenti.

Persone sensate cosa avrebbero fatto in questo caso? Diciamo meglio, voi che avreste fatto? Certamente, vi sareste assicurati che il locale fosse in possesso di tutti i requisiti, avreste avviato l’attività e avreste aspettato tranquilli la visita dei vigili del fuoco. Nel frattempo la commissione comunale preposta avrebbe preso atto e avrebbe dato il via libera definitivo. La prima domanda, dunque, è questa: per quale ragione, amministrazione comunale e proprietario si sono ridotti all’ultimo secondo per effettuare queste verifiche indispensabili (non facoltative), tanto da incappare nell’infortunio della mancata riunione della commissione incaricata dell’autorizzazione conclusiva? E se c’è una qualche ragione, a noi sconosciuta, del ritardo, sarebbe stato proprio tanto arduo distogliere per alcune ore i commissari di detta commissione da panettoni e coppe di champagne e invitarli a completare i loro atti in tempo utile, così da rispondere alla giusta esigenza (per il gestore e per la città) di riaprire il Politeama nelle giornate tra il Natale e il fine anno? A me, questa storia, non sembra plausibile. E se fosse autentica, gli amministratori dovrebbero alzare bandiera bianca e appellarsi alla magnanimità dei cittadini. Non mi convince che la commissione non si sia riunita nei tempi giusti, non mi convince che l’amministrazione, che era certo a conoscenza dello stato degli atti, non abbia provveduto tempestivamente; non mi convince – e questo è l’interrogativo più serio – che si tratti solo di una questione di formalismi mancati e che basterà aggiustare questi formalismi per rimettere tutto in ordine e riaprire, stavolta sul serio e davvero, il Politeama. Mi chiedo (ma non sono il solo): perché la polizia municipale ha compiuto l’atto spettacolare e di emergenza della chiusura della sala, come se non fosse nota da giorni la volontà, sia pure annunciata con anonimi manifestini, di proiettare il film nel pomeriggio di Capodanno? E, continuo a chiedermi: perché la stessa polizia municipale non ha diffidato il proprietario dall’aprire il locale, già nelle ore precedenti, evitando a tutti la figura e la delusione che abbiamo vissuto? Forse il proprietario ha compiuto un atto di forza, aprendo le porte a dispetto delle regole e delle intimazioni del comune? O c’è qualche altra ragione per cui la spettacolarizzazione dell’evento era necessaria?

Noi chiediamo risposte serie, argomentate, non spazientite alzate di spalle, come spesso avviene quando spiegazioni circostanziate si chiedono ai nostri amministratori.

C’è una domanda capitale a cui il sindaco e l’assessore al ramo debbono rispondere. La sala del Politeama può essere aperta? La sala ha tutti i requisiti, formali e sostanziali, per esserlo? È una sala sicura per noi e le nostre famiglie, che sperano di avere recuperato un intrattenimento che arricchisce la città e aiuta a ridarle vita? Oppure, c’è qualcosa che non va e che non permette di concederle le autorizzazioni indispensabili? Il limite dei 99 posti farebbe, infatti, pensare che esista un problema di uscite di sicurezza.

Si attendono chiarimenti, fatti. Possibilmente, senza insulti. E speriamo tutti, con sincerità, che questi chiarimenti siano tali da farci tornare presto al cinema.

 

 

 

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