COTRAL. HO VISTO COSE CHE VOI UMANI NON POTRESTE IMMAGINARVI

 

Un post della giornalista Paola Rolletta sulle traversie vissute per arrivare ad Alatri con l’autobus del Cotral scatena polemiche sulla pagina facebook di Alatri In Comune. Ma io sono testimone oculare e storico delle angherie della nostra azienda di trasporto pubblico della quale il presidente della Regione Zingaretti dice oggi che è “tanto ricca da poter comprare l’Atac”. E allora perché non investe per migliorare il servizio? Una notazione rivolta ai difensori d’ufficio dei sindaci che non intervengono e dell’azienda: il cittadino esigente alza il livello qualitativo dell’operato dell’amministrazione e delle aziende di servizio. Siate perciò esigenti, altrimenti il peggio ve lo sarete meritato. 

@tarcisiotarquini

Qualche anno fa un collega, oggi noto giornalista, trasferitosi in una grande città del nord per lavoro mi disse di essere stato colpito da una cosa, al primo impatto con la nuova realtà: il fatto che le persone in attesa degli autobus controllassero, cronometro alla mano, la puntualità dell’orario di arrivo del mezzo, pronti, in caso anche di un minimo ritardo, non a bofonchiare ingoiando qualche parolaccia, come accade a Roma o dalle nostre parti, ma a farlo rilevare, protestare per l’inadempienza, chiederne ragione e riservarsi, in caso di risposta insoddisfacente, di presentare denunce, a danno dell’amministrazione responsabile del servizio, ricorrendo al soccorso delle associazioni dei consumatori o direttamente ai tribunali. Questo racconto mi è tornato in mente leggendo le reazioni al post della nostra amica Paola Rolletta che ha vissuto e denunciato alcune traversie per arrivare ad Alatri con i mezzi del Cotral (fermate spostate, informazioni reticenti o lacunose, ecc.), soprattutto quelle di alcune persone che l’hanno rimproverata di esagerazione e di aver messo in circolazione una “bufala” rilanciata e condivisa dalla nostra pagina.

Io penso che una delle responsabilità del basso livello del servizio pubblico, e anche della qualità amministrativa che soffriamo ogni giorno, man mano che dal settentrione si scenda nel sud del paese, e in particolare, qui da noi, dipenda da chi è sempre disposto a subire ogni tipo di vessazione, aperta o nascosta, da amministrazioni, servizi di trasporto pubblico, gestori dell’acqua e compagnia dicendo inventandosi, per conto terzi, attenuanti e scuse. Il livello di un’amministrazione efficiente e rispettosa dei diritti dei cittadini (portatori di bisogni e diritti, lo si ricordi sempre, così come di doveri) è direttamente proporzionale all’esigenza che i cittadini stessi sono in grado di esprimere: i cittadini esigenti (e tutti dovrebbero esserlo) – sul punto tutte le indagini sociologiche e politiche concordano – migliorano la risposta degli amministratori e innalzano la qualità della loro politica.

Paola, in realtà, insieme con il Cotral metteva in discussione il comportamento degli assessori al trasporto dei comuni di Alatri e Frosinone rei, a suo giudizio e di altri che hanno postato i loro commenti, di non aver concordato, in occasione del cambiamento della viabilità interna della città di Frosinone e del conseguente spostamento delle fermate, modifiche il meno possibile nocive per le persone che quotidianamente, con il mezzo pubblico, si spostano da una città all’altra, per lavoro, per prendere il treno, per farsi una passeggiata. E soprattutto di non avere offerto un’adeguata informazione, oggi possibile con tanti mezzi digitali o analogici che si voglia.

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Su questo punto voglio insistere, come testimone oculare non smentibile. Quello che ho visto io in tanti anni di uso dei mezzi pubblici del Cotral (fin da quando si chiamava Acotral e prima ancora – ma allora ero davvero giovanissimo – Zeppieri) è qualcosa che (come in Blade Runner) “voi umani non potreste immaginarvi”. E che è segno di un’ormai incrostata inciviltà dei rapporti, a quanto sembra inemendabile, che affonda le sue radici in un passato in cui, diciamo, non si era ancora imposta una esemplare modalità di convivenza tra utente e erogatore del servizio.

Chi parla oggi di servizio efficiente del Cotral dovrebbe domandare il parere in merito, per esempio, agli studenti nostri concittadini che frequentano le scuole di Ferentino e che, dopo aver pagato l’abbonamento, la metà delle volte vengono lasciati impalati,  in vana attesa, alla fermata di Alatri: l’autobus che dovrebbe passare, arrivando non ricordo se da Fiuggi o da Guarcino, qualche minuto prima delle otto, spesso fa perdere, infatti, le sue tracce lungo il tragitto, lasciando gli sventurati adolescenti senza notizie e alla disperata ricerca di un passaggio che, come è accaduto a mio figlio, alla fine può capitare sia offerto dal genitore di qualche compagno di classe che a Ferentino si trova a dover andare o passare, magari per lavoro.

Naturalmente ho protestato, ricevendo sempre mezze risposte, o meglio quelle “post verità”, e cioè un miscuglio di cose vere e affermazioni false, in voga oggi e anticipate fin da tempi remoti dai regolarmente disinformati uffici di informazione del Cotral (una volta, al tempo del mio pendolarismo su trasporto pubblico, rispondendomi da un numero dell’azienda che avevo trovato su un elenco telefonico e alla mia richiesta di conferma che si trattasse dell’ufficio informazioni, come riportava l’elenco medesimo, l’interlocutore mi rispose, con qualche senso dell’umorismo, “informazioni, eh, è una parola grossa”).

A me è toccato pure di sentire (anni fa, ma sembra oggi) un autista rispondere a una anziana donna che chiedeva notizie di quando sarebbe passato l’autobus per Guarcino laconicamente e senza fermarsi nella breve passeggiata verso il bar vicino: “signo’, in giornata”, non so se con una salacità che voleva irridere l’aspirante passeggera o la sua stessa azienda che, in tanti anni – vogliamo ricordarlo? – non ha dotato le fermate della nostra città e di tante altre città della regione di tabelle o lavagne (non dico luminosi display) con orari di partenze ed arrivi. Ancora oggi il massimo che si può arrivare a conoscere (decifrando le oscure indicazioni che campeggiano in prossimità di alcune fermate – dove ci sono) è l’orario di partenza, per esempio, dal paese capolinea ma non quello di arrivo nel punto in cui, perciò, si attende il transito dell’agognata vettura, senza alcuna certezza e armati solo di tanta speranza (vedasi, ripeto, la fermata di Alatri Porta San Francesco per Ferentino).

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La nostra generazione, la mia, che si è presentata sulla scena del mondo con l’ambizione di fare la rivoluzione, in tutti questi anni – ammettiamolo – non è riuscita nemmeno a far esporre l’orario degli autobus o a garantire la puntualità dei treni dei nostri tratti ferroviari.

Penso, perciò, che sia appropriato e pienamente giustificato pretendere che i sindaci, rappresentanti delle comunità, intervengano, dialogando con le aziende e con i loro colleghi di paesi vicini (lo hanno scritto, con ragionevolezza, altri commentatori del post di Paola), per trovare le soluzioni, organizzare i servizi su una dimensione comprensoriale, secondo le esigenze dei più e dei più inermi (basta salire su un autobus per avere una rappresentazione sociologica del cambiamento demografico del nostro paese e del profilo  sociale delle fasce più indifese della popolazione).

Per questo ho letto, con quel po’ della rabbia civica che ancora non mi abbandona, la dichiarazione del nostro presidente della Regione che ha affermato, un paio di giorni fa, che il Cotral è un’azienda sana e potrebbe comprare, se volesse, la malmessa Atac. Se non è una battuta sarcastica, se il Cotral ha davvero questa floridità economica e patrimoniale, non si capisce perché non investa  adeguatamente,  che so, sul rinnovo del parco dei pullmann (“sono pochi” ci si scusa sempre), o sulle infrastrutture di servizio, a cominciare dalla comunicazione, per rendere più agevole la vita a tutti noi.

Con il passare del tempo, adesso che l’autobus lo prendo raramente, di fronte a storie come quella raccontata, per esperienza e senza livori, da Paola, mi convinco che aveva una sua stralunata ragionevolezza il comportamento di quell’anziana signora, anni e anni fa, la quale – io le sedevo distante una fila – all’autista controllore che le esigeva il prezzo del biglietto replicò offrendogli la metà del richiesto, motivando “su’ su’, begli ome, stai ben pagato”.

 

 

 

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