L’Omron se ne va da Alatri. Quando il sindaco negava e insultava

L’Omron lascia la nostra città e se ne va a Frosinone. Il 20 febbraio scorso abbiamo lanciato l’allarme ma i nostri amministratori hanno replicato che stavamo speculando sulla pelle dei lavoratori. Adesso sappiamo chi speculava, chi non muoveva un dito per evitare la smobilitazione, chi tollerava che intorno alla vicenda si insinuassero mire “commerciali”. Chiedo la convocazione urgente del Consiglio comunale.

@TarcisioTarquini

Da oggi è ufficiale, l’Omron lascia Alatri. L’azienda, una delle poche realtà produttive della città e soprattutto una delle poche, se non la sola, che in questi anni ha continuato a incrementare la produzione e l’occupazione ha deciso il trasferimento a Frosinone e lo ha comunicato ufficialmente a dirigenti e dipendenti. Lo smantellamento delle linee inizierà a dicembre e si concluderà in poche settimane. La motivazione è quella che avevamo rivelato da tempo (nel febbraio scorso) e cioè la mancanza nel territorio di Alatri di aree disponibili per l’ampliamento dello stabilimento, 20.000 metri quadrati per un nuovo settore di produzione e magazzino. In una parola si può dire che il successo produttivo dell’azienda (unico sito produttivo europeo di componenti elettromeccanici per automotive di una corporation giapponese) l’ha costretta da allontanarsi dalla città per trovare nuovi spazi per lo sviluppo delle sue attività, dopo aver inutilmente cercato una collaborazione nell’amministrazione comunale per evitarlo.

Eravamo stati i primi a dare l’allarme (vedi link) e il sindaco, utilizzando gli officianti del suo ufficio stampa, aveva replicato accusandoci di mentire e di “giocare sulla pelle dei lavoratori” (vedi link). Oggi tutti possono verificare, crediamo con la nostra stessa amarezza, chi aveva ragione e chi speculava sul serio sulla pelle dei lavoratori, sottraendosi al suo dovere di sperimentare tutte le strade per impedire che il sistema economico della nostra città venisse privato di uno dei suoi polmoni più importanti.

Una fabbrica che se ne va porta via con sé  beni materiali e immateriali: occupazione futura, ricadute positive sul (già sfibrato) tessuto economico della città, tasse comunali, conoscenze tecnologiche (patrimonio particolarmente ricco in un’azienda ad alta innovazione, come la Omron), capitale umano e sociale, rapporti con le realtà scolastiche. I nostri amministratori hanno preso atto di questa fuga senza alzare un dito, anzi alzandolo minaccioso nei confronti di chi come noi invitava a muoversi, a trovare aree da destinare agli insediamenti industriali, a fare, insomma, ciò che da qualsiasi altra parte sarebbe stato fatto per scongiurare il pericolo. Immobilismo assoluto e in più la supponente riconferma di non voler abbandonare la via sbagliata, con l’ottusa riproposizione di quello che ormai è diventato il leit motive dell’amministrazione Morini e cioè che del nuovo piano regolatore, con cui individuare nuove aree per dare spazi adeguati alle attività produttive (oltre a tutto il resto), se ne può fare tranquillamente a meno, rifugiandosi dietro il ridicolo paravento dei costi come se non avesse un costo il non disporre di un piano regolatore aggiornato, come sta a dimostrare questa vicenda dell’Omron.

(Nelle foto i titoli dei giornali del 20 febbraio e giorni seguenti e la mia risposta su facebook alle accuse del comune).

Non si è trattato, però, solo di una questione di cecità amministrativa. Dietro l’abbandono di Alatri da parte dell’Omron c’è anche una vicenda più oscura, quella della speculazione dei terreni dell’Area di Sviluppo Industriale che vengono venduti da chi li ha ricevuti e non utilizzati (e si è guardato bene dal restituirli, né risulta che qualcuno ne abbia preteso la restituzione) a un prezzo dieci volte superiore a quello iniziale. All’Omron, a quanto se ne sa, è toccato qualcosa di simile, un’offerta di terreni, che sarebbero dovuti essere liberi da ogni gravame, a un prezzo esoso. E anche questo, la notizia di una sorta di ricatto, questo sì sulla pelle dei lavoratori (ne ho parlato chiedendo informazioni al sindaco in una assemblea pubblica di Federlazio), è caduta nel vuoto senza che i nostri amministratori muovessero ciglio e se ne sentissero essi stessi sollecitati a intervenire, magari chiedendone ragione a chi rappresenta il comune di Alatri all’interno dell’assemblea del Consorzio ASI.

La vicenda deve essere perciò chiarita da cima a fondo. E deve essere discussa nella sede più appropriata e pubblica, il Consiglio comunale la cui convocazione urgente chiedo con forza. L’opinione pubblica deve sapere, il Consiglio comunale deve valutare se il sindaco ha operato con la tempestività e l’energia necessarie per evitare il trasferimento della Omron e, soprattutto, stabilire se qualcosa possa essere ancora fatto per scongiurare questa ennesima disavventura per la nostra città e i suoi giovani, privati di un’importante opportunità di occupazione.

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