Una casa comune per il nostro futuro

di @tarcisiotarquini

Questo è il primo post di un nuovo blog, dedicato alla nostra città e alla nostra provincia, che si chiama, come dice la testata, “discorso in comune”. Il titolo dichiara subito il suo obiettivo di diventare sede di una riflessione sulle questioni che riguardano la vita sociale, politica, culturale di noi che viviamo qui, ad Alatri e in provincia di Frosinone, ma anche di chi sta lontano e ci vive solo idealmente: quelle più rilevanti ma anche quelle che, apparentemente secondarie, toccano, almeno dal nostro punto di vista e per le nostre esperienze, aspetti tutt’altro che secondari.

È un  blog aperto alla discussione, ospiterà, perciò, non solo gli interventi dei promotori di questa nuova “tribuna”  ma anche i post che ci verranno inviati da altri, da tutti quelli che avranno qualcosa da dire sui temi che affronteremo. I limiti non c’è bisogno che li ripeta, sono quelli imposti dalla buona educazione, da una parte, e dalla volontà vera di discutere e confrontarsi dall’altra. Un discorso comune deve permettere, infatti, a tutte le voci di farsi sentire, sollecitando sentimenti e intelletto, con la pancia non si ragiona, con il cervello, il cuore, la passione sì.

Chiariamolo subito. Il blog nasce in un periodo sospetto, a metà dell’anno prossimo ad Alatri ci saranno il rinnovo del consiglio comunale e l’elezione del sindaco. Non sono sospette, però, le sue intenzioni. Al contrario, esse sono esplicite, dichiarate. È in questi mesi che si decide una parte del futuro immediato, ma non solo, della nostra città ed è perciò auspicabile che  il discorso politico trovi nuovi protagonisti, nuove voci, si apra a tutti i cittadini, solleciti la loro voglia di partecipazione e confidi nella loro capacità di contribuire a costruire prospettive comuni. Il blog sarà una di queste voci, con l’ambizione di dare modo a tante altre di esprimersi, mettersi a confronto, dire la propria senza sottoporsi alle diplomazie e alle convenienze di tutti coloro che, per conservare il loro potere (piccolo o grande che sia e in qualsiasi campo si eserciti), vorrebbero inserire il silenziatore.

Non è un esercizio facile, ma non ha alternative perché la democrazia non è una prova da circo in cui pochi si cimentano e molti assistono allo spettacolo. Capita però che anche sulla scena cittadina precipitino comportamenti mutuati dalla scena nazionale, insopportabili già quando si producono su scala naturale, figuriamoci quando diventano imitazioni riproposte a scala ridotta. Non sarebbe nemmeno il caso di preoccuparsi, se questi comportamenti non incidessero su di noi, sulla città; se non influenzassero, male, la nostra realtà comune, non compromettessero – per insufficienza, vanagloria, distrazione, persino evidente malafede – il futuro di tutti quelli che, a prescindere dall’età, dal sesso, dalle condizioni fisiche e mentali, dalle convinzioni religiose e morali, un futuro vogliono averlo qui, e perciò qui lo pretendono chiedendo una casa comune entro cui accoglierlo.

Nelle settimane scorse  ho inviato a un giro di amici e conoscenti alcuni appunti per un progetto che per brevità possiamo chiamare politico e amministrativo. L’ho fatto senza dover spiegare molto, è bastato per aprire una prima discussione, una parte di chi ha avuto la pazienza di leggere quelle note  mi ha scritto confermando, aggiungendo,  criticando, un’altra parte ha trovato il modo, direttamente o per telefono, di parlarmene, esprimendo con franchezza le proprie opinioni che talvolta, in alcuni punti, sono risultate differenti dalle mie. Qualcuno ha notato omissioni, ma quel mio promemoria è un lavoro in corso, una traccia da svolgere insieme. È una cornice di valori, è l’enunciazione di alcune linee guida per un nuovo discorso sulla nostra città, perché senza orientamenti di fondo non si fa molta strada, ad Alatri come altrove. Sui punti cardine, però, insisto, per approfondirli insieme.

Ricordo solo il primo, il più generale, quello che noi di “dicorsoincomune” abbiamo condiviso subito. La nostra città deve rintracciare le sue vocazioni e deve essere capace di coniugarle con l’innovazione, altrimenti si resta fermi, a rimuginare sul passato, e si perdono i treni del nuovo sviluppo, quello possibile oggi, fondato su elementi che la grande crisi ci ha fatto trascurare prima ma ci ha anche insegnato a rivalutare adesso. È necessario puntare i riflettori sulla scuola, sull’importanza che essa ha avuto da noi nel passato, per riscoprire una radice capace di germogliare futuro. Non è la solita e giustificata rivendicazione di scuole più belle, confortevoli, attive, per questo può bastare un buon programma di lavori pubblici e di investimento nelle dotazioni didattiche. Deve essere qualcosa di più che si esprima nella centralità assegnata ad azioni strategiche di incremento del capitale umano, l’unica risorsa che ci rende indipendenti e che possiamo riprodurre e arricchire da soli se compiamo le scelte opportune. In tutti i sistemi territoriali più competitivi – in Italia e all’estero – il ruolo fondamentale per il successo è stato giocato dal capitale umano, dal livello di istruzione dei giovani e dalla capacità di attrazione delle intelligenze, in ogni campo non solo in quello tecnologico. Ma per arrivarci bisogna cominciare a pensarlo e a parlarne, con tutti e tra tutti. Anche con questo blog.

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