Un programma di quattro anni fa, che parla ancora al futuro

In questi giorni si è tornato a parlare di programmi amministrativi pensando alle elezioni comunali della primavera prossima. Prima di lavorare a quello nuovo, con il quale “Alatri In Comune” si presenterà alla prova elettorale, pensiamo possa essere utile pubblicare quello sulla base del quale abbiamo chiesto fiducia nelle passate elezioni. Il programma era la mia sintesi da candidato sindaco e teneva conto non solo del progetto amministrativo di “Alatri In Comune” ma anche dei contributi importanti di “Prospettiva Futura” e “Patto Civico-Alatri”.  Non abbiamo vinto le elezioni, e alla fine in democrazia chi vince e gli elettori hanno sempre ragione. Ma forse, rileggendo questi paragrafi, a qualcuno verrà un po’ di rimpianto per non averci creduto. E magari deciderà di crederci l’anno venturo. (Tarcisio Tarquini)

Care Concittadine e cari Concittadini,

Il programma, collegato alla mia candidatura a Sindaco della Città di Alatri, è il risultato di un dibattito pubblico cui hanno partecipato, nel corso di sei mesi, cittadini, associazioni, movimenti civici. In particolare, esso tiene conto dei contributi esposti nei loro documenti programmatici e nelle loro piattaforme elettorali da “Alatri In Comune”, “Prospettiva Futura”, “Patto Civico – Alatri”. A quanto contenuto in quei programmi e che, per pure ragioni espositive, non trova qui menzione specifica mi atterrò scrupolosamente discutendone la fattibilità con i proponenti, nella convinzione che la realizzazione del programma amministrativo debba essere una impresa comune alla quale ciascuno rechi il contributo del suo sapere e della sua sensibilità, in sostanza della sua lettura dei bisogni della città.

Il programma qui esposto indica, dunque, le linee guida lungo le quali si svilupperà la mia azione amministrativa, nel senso che esso individua da una parte i criteri e dall’altra gli obiettivi di fondo che saranno perseguiti nel quinquennio 2016-2021 per determinare quella forte discontinuità che ritengo necessaria per arrestare il declino della città e invertire una tendenza che, a mio giudizio, è stata contrastata solo con misure parziali, poco centrate e, perciò, alla fine inefficaci.

Negli atti successivi, previsti dalla legge, verranno specificate le misure specifiche di intervento, ma talune di esse vengono già enunciate in questo programma amministrativo e costituiscono perciò una dichiarazione di priorità.

 

LA PREMESSA

I comuni italiani vivono una condizione difficile, in tutto il paese: finanziamenti statali in diminuzione, tasse locali che aumentano, servizi e opere che degradano.  La nostra città vive queste difficoltà, ma ad esse si sono aggiunti limiti ed errori nell’operato dell’amministrazione civica, con un avvitamento della crisi che impedisce persino la valorizzazione degli spunti positivi. Manca una strategia generale, i partiti che governano Alatri, ma anche quelli che aspirano a farlo, sono un ostacolo alla ricerca di strade nuove. Essi tutelano ormai solo interessi di parte o di gruppo, spengono le energie di tutti coloro che vorrebbero contribuire ad arrestare il declino della città, aprire nuove opportunità di qualità ai giovani, ridare vitalità alle attività di tutti i cittadini che producono valore e ricchezza per tutti. Noi non ci arrendiamo a questo declino e vogliamo che la nostra amministrazione metta insieme forze e idee per una politica di sviluppo di Alatri non velleitaria, che sappia interpretare le dinamiche esistenti e andare alle radici delle vocazioni storiche della città, per prenderne consapevolezza e innovarle, perché è da questa operazione che può nascere la nostra storia di domani.

Ogni programma che voglia avere una sua attendibilità deve partire dallo stato del bilancio comunale. Nel momento in cui presentiamo questo documento le condizioni di quello del comune di Alatri presenta molte criticità dovute sia al livello di indebitamento complessivo, sia a una persistente difficoltà nella riscossione tributaria, sia a un uso piuttosto imprudente, e come tale stigmatizzato nelle più recenti relazioni dei revisori del conto, di somme destinate al distretto sociale utilizzate come strumento di liquidità e non restituite nei tempi dovuti. La decisione della Giunta di assicurare il finanziamento di alcuni servizi essenziali, come quelli scolastici, fino al mese di giugno 2016, nella speranza che introiti nuovi possano materializzarsi in corso d’anno, conferma la navigazione a vista e la sofferenza del bilancio comunale. Non è questa la sede per soffermarsi sulle responsabilità e sugli errori compiuti, ma è evidente che il primo atto della amministrazione da me guidata sarà una precisa ricognizione dello stato del bilancio per mettere in atto strategie di riequilibrio che consentano di confermare, con le opportune correzioni, i servizi erogati, con particolare cura per quelli scolastici e concernenti l’esercizio effettivo del diritto allo studio dei nostri giovani.

Le difficoltà di bilancio non dovranno, però, imprigionare l’attività dell’amministrazione, semmai la responsabilizzeranno nella eliminazione degli sprechi, nella riorganizzazione dei servizi, nello scoraggiamento dell’evasione (con riconoscimenti ai comportamenti virtuosi). A tutti i cittadini si chiederà di collaborare a questo grande lavoro di risanamento creando le occasioni perché ciò possa costruttivamente realizzarsi.

ALATRI E’

Alatri è un’unità composta dai dieci rioni del centro storico e dalle 93 contrade del suo territorio. Una comunità unita con una identità composta di tanti fiori. Il marchio di presentazione della città conterrà il segno di questa identità unitaria e composita.

“Alatri In Comune”, “Prospettiva Futura” e “Patto Civico – Alatri” hanno dato vita a un “progetto civico” per valorizzare tutto il territorio, per migliorare la vita dei suoi abitanti, la qualità dei suoi servizi, la dotazione delle sue infrastrutture, le prospettive dei propri giovani. Un progetto che si misura con le elezioni amministrative ma va oltre le elezioni.

Questo è un patto di uomini e donne di generazioni e competenze diverse per liberare Alatri dalla prigione di un sistema di partiti locale che non riconosce più il diritto, il merito e il bisogno e, perciò, ne imprigiona le energie e le impedisce di arrestare il declino che vive da anni.

“Alatri In Comune”, “Prospettiva Futura” e “Patto Civico – Alatri” promettono un cambiamento sicuro, competente. Una novità di idee, progetti e proposte, non solo di facce, promossa da persone che hanno dimostrato, anche lontano dalla politica, le loro capacità.

Il Comune non deve essere solo un esattore di tasse ma deve produrre e distribuire ricchezza, materiale e immateriale; deve diventare il luogo del SI, un aiuto per tutti i cittadini che intendono realizzare progetti utili per se stessi e la propria città.

Per realizzarlo puntiamo sulla partecipazione di tutti alle scelte amministrative, sul cambiamento organizzativo della “macchina comunale”, sull’innovazione tecnologica, sulla formazione continua, sulla centralità del cittadino portatore di diritti, sulla rendicontazione dell’operato dell’amministrazione comunale.

Gli strumenti di questo cambiamento saranno: il bilancio partecipativo (i cittadini decideranno direttamente una quota degli investimenti da effettuare), un ufficio di consulenza e accompagnamento per i progetti di nuova imprenditorialità, nel commercio, nell’agricoltura, nei servizi, gli investimenti pubblici e con la partecipazione di privati in infrastrutture e opere con un forte contenuto di innovazione nei materiali e all’insegna del risparmio energetico (per esempio con un piano per l’illuminazione a Led), per creare un “ambiente” cittadino predisposto al futuro, in cui i giovani potranno realizzare se stessi e le loro aspettative di lavoro.

Opera simbolo di questa nuova attenzione al mondo dei giovani e alla loro formazione sarà la creazione di uno spazio pubblico di coworking, dotato di tutte le apparecchiature, i servizi e le tecnologie necessarie,  in cui i giovani professionisti possano avviare più facilmente le loro attività professionali, rimettendo poi a disposizione della comunità le loro competenze.

LA MACCHINA COMUNALE

La nuova politica di sviluppo di Alatri incontra un nodo cruciale nella qualità della macchina comunale, nella competenza dei suoi dirigenti, nella chiarezza delle azioni e delle opzioni tecniche che con trasparenza debbono realizzare le politiche volute dai cittadini secondo dichiarate priorità. Uno dei maggiori punti di opacità di questa macchina comunale, così come di ogni apparato pubblico che abbia perso o offuscato i rapporti con la missione e le strategie cui i responsabili politici si sono impegnati davanti ai cittadini, è la distanza abissale che passa tra gli obiettivi dichiarati e la parzialità, frammentarietà, occasionalità (spesso casualità) delle azioni condotte, del tutto indipendenti e ininfluenti rispetto al disegno generale.  Quando questo scollamento, fonte di inefficienza e incertezza, si verifica, la politica, se non è connivente o trova convenienze in tale ecosistema malato che determina confusioni e particolarismi, deve affrontare di petto la questione della riforma della burocrazia, delle dirigenze, degli uffici, in una parola dell’intero modello organizzativo della macchina comunale. Anche qui si tratta di un’operazione di chiarezza che fa emergere le prassi positive e porta a individuare e correggere quelle negative. Finora il punto è stato materia di recriminazioni, conflitti, talvolta ricatti contrattuali. Un cambio di visione è necessario anche in questo campo, con la ottimistica consapevolezza che una squadra motivata, qualificata nelle sue competenze, che sa quello che vuole e conosce gli strumenti per realizzarlo e sa di poter operare serenamente sulla base di indicazioni pubbliche chiare, potrà conseguire quei risultati a beneficio della città e dei cittadini che, in condizioni diverse, quelle di oggi, sembrano lontani o impossibili. La macchina comunale, l’amministrazione in senso lato, deve essere riorganizzata con la finalità di renderla capace di produrre valore: in senso indiretto, rendendo più agevole, con la sua efficienza ed efficacia, la vita dei cittadini, le loro attività, le loro iniziative economiche e produttive. Ma anche in senso diretto, creando essa stessa servizi che producano valore pubblico e moltiplichino gli “asset” patrimoniali, tangibili e intangibili, della città. L’amministrazione comunale, attraverso la sua struttura di dirigenti, funzionari e impiegati deve essere la cabina di regia del nuovo sistema Alatri, capace di coordinarne tutti i soggetti e metterli in relazione con il più vasto sistema comprensoriale. Verrà istituito un Ufficio dedicato allo studio dei finanziamenti regionali ed europei, con professionalità in grado di utilizzare le complesse procedure e norme della progettazione europea, secondo un disegno che porti a un proficuo interscambio tra consulenti esterni e dipendenti interni in un processo di crescita delle competenze della struttura interna.

LA RENDICONTAZIONE

La cultura della rendicontazione deve diventare il modo d’essere, di esprimersi e di agire dell’amministrazione comunale di Alatri sia nel suo livello politico sia nel suo livello gestionale e operativo. Ogni scelta dell’amministrazione, ogni suo atto, ogni suo investimento debbono rispondere alle domande: perché, in qual modo e con quali strumenti, con quali risorse, per quali effetti, con quali risultati, con quali cambiamenti e benefici. L’analisi dei cambiamenti determinati dovrà essere il punto di partenza per strategie di miglioramento che portino la qualità dell’azione amministrativa a livelli superiori alla fase precedente. Il confronto con i cittadini, portatori di bisogni, interessi e diritti, sviluppato in maniera costante, sarà l’antidoto più valido non solo per dare chiarezza e trasparenza all’azione pubblica, evitando ogni sua opacità nei fini e nei mezzi, ma anche per assicurare con maggiore certezza risultati adeguati.

LA PARTECIPAZIONE

La cultura e la prassi della partecipazione, nella nostra città come altrove, devono fondarsi sull’informazione dei cittadini e sulla presenza dei cittadini stessi nei processi di decisione e deliberazione diretta. Ad Alatri esiste già una storia di partecipazione, rappresentata dai numerosi Comitati di zona e Contrada che operano sul territorio comunale esprimendone le particolari esigenze. Sono realtà di fatto, che hanno però limiti costitutivi nella loro funzione che possono essere superati attraverso la loro istituzionalizzazione effettiva. Nella nostra riforma dello Statuto comunale i Comitati troveranno, perciò, una esatta collocazione nell’articolazione istituzionale e ad essi verranno assegnati compiti deliberativi in ambiti definiti e di loro competenza.

Le prassi partecipative non compromettono né delegittimano la essenziale e insostituibile funzione degli organi della democrazia rappresentativa, a cominciare dal Consiglio comunale che, anzi, in questa prospettiva avranno uno scarto di vitalità nuova rispetto alla progressiva ininfluenza cui si sono progressivamente votati negli ultimi anni. Ma rappresentare i cittadini non vuol dire sostituirli nelle scelte. Il valore della partecipazione e la dignità della rappresentanza saranno perciò i due principi su cui, ad Alatri, la democrazia cittadina verrà riformulata per ricostruire il rapporto di fiducia tra cittadino e istituzioni, indispensabile per ogni sviluppo culturale, sociale ed economico della città.

In questo senso, un’offerta simbolica di riconciliazione con l’istituzione comunale verrà rivolto ai giovani, con la realizzazione di un progetto (evento, opera, installazione) ideato, scelto e promosso ogni anno da loro stessi (con le procedure della democrazia partecipativa) e realizzato con il compenso del sindaco. Mi impegno, infatti, a devolvere a questa iniziativa quanto percepirò per la mia carica di primo cittadino, consapevole che in un tempo in cui le parole hanno perduto forza persuasiva contano i gesti, anche modesti, anche simbolici.

L’URBANISTICA

Una nuova pianificazione del territorio condivisa, elaborata con i cittadini, con le associazioni, le organizzazioni di interessi deve proporsi l’obiettivo di rilanciare lo sviluppo del territorio mediante uno strumento che da una parte indichi le linee di sviluppo e dall’altra ne sancisca le regole. Il percorso di rilettura e riprogrammazione degli ambiti territoriali che contraddistinguono la nostra Alatri è certamente complesso ma contestualmente improbabile.

Noi siamo convinti della necessità di programmare la ricucitura urbana dei tessuti cresciuti spontaneamente che contraddistinguono buona parte del nostro territorio. In questo modo oltre a restituire loro una legittima identità offriremo un utile volano per la piccola impresa edile che da troppo tempo non ha più margini di crescita.

C’è da ridisegnare una città complessa, una città diffusa su un territorio morfologicamente complessouna città di servizi, una città in cui tutte le sue identità territoriali abbiano chiara la loro vocazione e si sviluppino valorizzandola, a volte – e comunque ogni volta che sia necessario – incrociandosi e mettendo al servizio dell’una quanto posseduto e prodotto dall’altra. In questo quadro la politica urbanistica deve essere riportata al ruolo di regia dello sviluppo del territorio che non va compresso ma, appunto, governato.

La politica urbanistica è politica sociale, è politica economica, è politica culturale, è politica di tutela del territorio, è politica di crescita. L’urbanista di Alatri è stata relegata per troppo tempo ad una veste che maschera un’agenzia di rilascio di titoli edilizi, compito che, compiute le scelte di fondo, fatte di regole certe, spetta a una burocrazia amministrativa coerente con gli indirizzi politici di chi ha la responsabilità di governo.

La nuova pianificazione urbanistica che verrà da noi promossa dovrà riguardare, con strumenti specifici,  le zone ai margini (quelle di confine tra Alatri e Frosinone), i cui caratteri si trovano nel finora trascurato Piano Territoriale Provinciale Generale, come il  centro storico per il quale va elaborato il piano particolareggiato, indispensabile per attuare tutte le possibili politiche di sviluppo che oggi sono complicate dall’assenza di norme in deroga che permettano l’utilizzazione con finalità commerciali e artigianali dei pianterreni e, più in generale, insediamenti produttivi (ricettività) che possano restituire vitalità al nostro centro. Decisivi, infatti, per il nostro centro storico saranno il recupero abitativo, l’istituzione di un Centro commerciale naturale e di un “Emporio” Alatri, obiettivi semplicemente irrealizzabili se non inseriti in un contesto di norme urbanistico specificatamente elaborate e condivise allo scopo.

Il nuovo piano non potrà non essere attento alle centralità urbane che nel tempo si sono formate; Tecchiena, che con oltre diecimila abitante è per dimensione e densità abitativa superiore a decine di Comuni della provincia di Frosinone non può più essere relegata al ruolo di scomposto incidente urbano. In essa devono essere ritrovate le centralità, le infrastrutture e regole di sviluppo pensate per la sua specificità. Tecchiena come Collelavena, Fiura, Mole Bisleti, Laguccio, Monte San Marino sono agglomerati urbani per troppo tempo considerati un fardello a margine delle scelte di crescita, mentre, queste realtà devono essere città e ricoprire il giusto ruolo di risorsa per la città tutta.

La nuova pianificazione deve permettere di superare la disorganicità delle varianti particolari che sembrano risolvere nell’immediato il problema di destinare aree per nuovi insediamenti puntuali che nel tempo (ed è quanto sta avvenendo), modificano il territorio senza una visione di insieme provocano irreversibili effetti negativi. Un esempio di questa modalità sbagliata di intervento è ravvisabile, per esempio, nel previsto insediamento di edilizia economica nella zona di S. Emidio, destinato – ove realizzato – a sconvolgere un assetto consolidato di terreni di pregio agricolo fatto di piccoli fondi coltivati e soprattutto i pesi demografici rispetto alle infrastrutture esistenti già fragili e sottodimensionate. Su tale intervento esprimiamo la nostra contrarietà e la volontà di rivederne tutti gli aspetti.

Una ulteriore priorità è rappresentata dalla inderogabile necessità di ripensare e ridisegnare l’assetto stradale di molte aree la cui crescita urbana non ha beneficiato di un commisurato adeguamento delle infrastrutture. Questo mancata attenzione programmatica, oltre che pesare quotidianamente sugli spostamenti dei cittadini di Alatri, crea costantemente gravi rischi per incidenti stradali. Molte sono le situazione denunciabili: l’area prossima al semaforo di Tecchiena, dove la pericolosità e la confusione delle direzioni di traffico può essere risolta con un nuovo assetto della rete esistente e con la realizzazione di nuovi tratti di viabilità (lungo la direzione viale Germania, viale Francia, via Cavariccio) che evitino l’attraversamento dell’insediamento edilizio di viale Germania; e ancora, gli sbocchi della superstrada sulla statale 155 e sulla Santa Cecilia i quali dovrebbero essere regolati da adeguati svincoli e rotatorie.

La riqualificazione del territorio è per noi sinonimo di sviluppo ordinato e programmato, di qualità urbana e quindi, di qualità della vita. La riqualificazione del territorio è per noi sinonimo di competitività delle nostre realtà imprenditoriali, le quali, hanno l’urgente necessità di strumenti urbanistici che ne permettano la crescita laddove venga richiesto.  La riqualificazione del territorio è per noi sinonimo di futuro per Alatri.

FISCALITA’ AMICA

Negli ultimi anni in coincidenza con la diminuzione dei  trasferimenti centrali, la tassazione locale si è trasformata in una esazione sempre più pesante, non giustificata da alcun miglioramento del livello dei servizi comunali offerti e perciò vissuta dai cittadini come iniqua e dunque insopportabile. Non è facile correggere questo dato di fatto, la precarietà dei conti comunali, la rigidità della struttura storica della spesa comunale riduce i margini di manovra, ma è comunque necessario intervenire recuperando, certo, l’evasione (che è stata denunciata dalla stessa attuale amministrazione ma rispetto alla quale, evidentemente, si è fatto finora troppo poco e che di fatto si è compensata a danno di già “censiti”) ma soprattutto – visto che c’è un’area di evasione “di necessità”, legata alle condizioni economiche difficili delle famiglie – attraverso una fiscalità “amichevole”, non punitiva, che tenga conto del disagio esistente riconoscendo, attraverso la regolamentazione comunale, condizioni più tenui per chi si trova in situazioni, anche temporanee ma documentabili, di bisogno. La fiscalità comunale, inoltre, può essere uno strumento di incentivazione per le attività produttive artigianali, commerciali e della piccola imprenditoria, per gli interventi di risanamento e recupero abitativo, per le iniziative di alto significato e incidenza sociale: non deve esercitarsi come una sorta di variabile indipendente che colpisce allo stesso modo tutte le attività senza discernerne le finalità e gli effetti complessivi sul tessuto cittadino. Il fisco locale va riscritto, chiarendo la destinazione delle risorse da esso generate in un patto civico che pretenda responsabilità da parte di chi amministra e restituisca capacità vera di controllo, e pertanto fiducia, ai cittadini.

LA CITTA’ DEGLI STUDI

Alatri Città degli studi, sarà una rete nella quale si promuoveranno e organizzeranno tutte le iniziative per restituire Alatri alla sua vocazione più antica, facendone un centro dell’istruzione superiore e universitaria di studio della lingua italiana aperta a studenti di tutto il mondo. Il “certamen” dantesco sarà la manifestazione vetrina di questa rinnovata vocazione. La Città degli studi si svilupperà in accordo con l’Accademia di Belle Arti, del Conservatorio di Musica di Frosinone e dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, potenziando così il sistema locale della formazione superiore. In questo quadro, verrà istituita una scuola superiore residenziale di economia e servizi sociali.

L’amministrazione terrà un focus permanente sulla scuola. Se dovessimo, infatti, definire in poche battute quale sia la vocazione per cui la nostra città è conosciuta al di fuori delle sue mura non avremmo esitazioni: è quella di essere stata per alcuni secoli un centro di studi capace, con le sue istituzioni scolastiche, di richiamare studenti da ogni parte del paese. Da questa antica radice possiamo far nascere una pianta nuova, Alatri come città degli studi che offre occasioni e possibilità di istruzione, incontro, dialogo formativo a giovani italiani e stranieri in cerca di risposte qualificate alla loro volontà di conoscere e migliorare attraverso la conoscenza. Questo deve essere uno degli assi portanti della nuova politica amministrativa, uno di quegli orientamenti generali in grado di indirizzare lo sviluppo e valorizzare, rafforzandone il senso, quanto già si fa. Tutto questo, naturalmente, deve passare per la riqualificazione del sistema di istruzione pubblica della città, per la qualità delle nostre scuole, per la completezza delle dotazioni in loro possesso, cominciando da una connettività ultraveloce assicurata dalle reti pubbliche dedicate alla ricerca e all’istruzione (come il GARR e l’Università di Cassino) poiché le tecnologie, quelle digitali in primo luogo, se usate in modo civico, consapevole, possono essere uno straordinario moltiplicatore di opportunità, una porta di accesso per una vita migliore per donne e uomini di ogni età. Il nostro centro storico, le nostre istituzioni scolastiche dislocate sul territorio possono diventare riferimento nella nostra Regione restituendo ad Alatri la centralità avuta nel passato ma riproposta in termini innovativi. La tradizione senza innovazione è uno sguardo rivolto al passato, e invece bisogna guardare in avanti forti della propria tradizione, senza esserne però condizionati.

IL SISTEMA NATURA/ARTE

Alatri è una città d’arte, ne ha le caratteristiche, tutti coloro che la guardano con occhi attenti lo riconoscono mentre sembra sfuggire proprio a chi vi risiede e a chi l’amministra. L’Acropoli, con il suo bagaglio di mistero, è il Patrimonio più rilevante, ma l’intero territorio porta i segni della città d’Arte, la struttura urbana e gli edifici medievali civili e religiosi del centro storico, la Grangia di Tecchiena e l’abbazia di San Sebastiano, la zona romana di Pelonga, il Cristo nel labirinto, la preziosa biblioteca del Conti Gentili. E accanto alla città d’arte c’è la realtà naturale dei Monti Ernici anch’essa provvista di una forte, ma finora solo potenziale, attrattività. Un sistema di offerta natura/arte del comprensorio, incentrata sull’eccezionalità dell’Acropoli, può essere sufficiente ad attivare molteplici flussi turistici interessati ai beni artistici di Alatri e dei borghi vicini, alle bellezze e ai prodotti naturali dei Monti Ernici, ai percorsi storici e religiosi.  La nostra città e il comprensorio dovranno sapersi raccontare perché ognuno dei suoi luoghi e dei suoi monumenti ha una storia da proporre e invita a vivere un’esperienza non comune, ed è perciò dotato dei contenuti che rendono attrattiva una meta turistica. L’offerta deve essere però supportata da un’adeguata strategia di comunicazione, a partire dalla realizzazione di un informato e facilmente consultabile portale turistico fino alla creazione di una “app” specifica per il comune e il comprensorio, nella quale sia presentata tutta la ricchezza della sua realtà. L’offerta di Alatri e dintorni non è solo, infatti, i grandi monumenti della sua storia, ma anche le feste e le tradizioni delle sue contrade che poste all’interno di un “palinsesto” unico possono arricchire la proposta complessiva. Definiti i modi e i contenuti della strategia di comunicazione gli strumenti (accordi con agenzie e tour operator, ecc) si troveranno con un’azione scrupolosa di ricerca e cernita. 

LA RICETTIVITA’ E L’ACCOGLIENZA

Le difficoltà ricettive della città possono essere superate sia in un’ottica di comprensorio sia sperimentando un’accoglienza che utilizzi le strutture abitative esistenti, debitamente riqualificate, con tipologie quali l’albergo diffuso. Si tratta di riproporre un’esperienza che sta incontrando un certo favore e sembra la più adatta per attuarsi, senza impatti contraddittori, in città e borghi storici come Alatri. L’albergo diffuso rappresenta la soluzione più immediata e realistica per risolvere il problema dell’ospitalità turistica ed è perseguibile a condizione che il comune vari un progetto coerente di “convenienze” con deroghe fiscali e urbanistiche per facilitare i proprietari delle abitazioni che vorranno aderire.

Un piano di parcheggi, a servizio del centro storico e dei centri abitati, è indispensabile per liberarli dal traffico senza compromettere la mobilità delle persone. Può attuarsi nell’immediato, anche con la riorganizzazione degli spazi esistenti (per esempio in via Circonvallazione, secondo un progetto – di cui va verificata la fattibilità – già agli atti della Polizia Municipale). Un obiettivo prioritario, tuttavia, deve essere la realizzazione dei due parcheggi di San Francesco e Porta San Pietro, per i quali potrà essere intrapresa la strada del project financing che, al momento e per la scarsità complessiva delle risorse comunali di bilancio e per la scarsa capacità di autofinanziamento, sembra essere l’unico modo per incentivare la partecipazione di capitale privato finalizzato alla realizzazione di un’opera pubblica.

Sotto il capitolo dell’accoglienza, infine, va considerata la realizzazione di un’area attrezzata per il parcheggio dei camper per l’individuazione della quale esistono già alcune proposte.

LA CULTURA

La riorganizzazione degli spazi per gli eventi e la cultura è il provvedimento essenziale per programmazioni di lungo periodo e per eventi di grande portata. In quest’ambito si dovrà prevedere la individuazione di uno spazio adeguato (potrebbero essere i locali del Chiostro) per l’istituzione di una Pinacoteca Comunale che raccolga le opere premiate nelle passate Biennali, che rappresentano un patrimonio finora trascurato e disperso. Sarà istituita la Consulta delle associazioni per coordinare e valorizzare l’attività di ciascuna di esse all’interno di un progetto comune.

La cultura è una risorsa fondamentale su cui poggiare una strategia di nuovo sviluppo della città. Una parte di questa strategia deve basarsi sulle numerose e attive realtà associative esistenti e sugli eventi che queste organizzano per rendere vivo il paese, sollecitare scambi di informazioni, emozioni, esperienze. Rispetto a questa variegata e vivace realtà associativa – che possiamo chiamare cultura comunitaria – l’amministrazione comunale deve svolgere la funzione di facilitatore e coordinatore, destinando ai loro progetti una quota della voce di bilancio riservata alle attività culturali, da stabilire con criteri chiari, trasparenti, e discussi con le associazioni stesse ma in capo ai quali deve esserci quello del valore prodotto. Questo, tuttavia, non è sufficiente. Il comune, infatti, deve essere direttamente ideatore e responsabile di iniziative di portata strategica, quelle che caratterizzeranno la città, veicoleranno la sua immagine e che dovranno godere perciò di investimenti adeguati, raccolti non solo attraverso fondi di bilancio o finanziamenti pubblici ma anche con il contributo decisivo di sponsorizzazioni, crowdfunding e fundraising e, in alcuni casi, dei proventi della biglietteria e della gadgettistica. Un ufficio del comune, formato e specializzato in modo specifico, dovrà svolgere questa funzione di ricerca delle risorse necessarie: un ufficio cultura che abbia al suo interno capacità di progettazione e attuazione degli eventi e di individuazione delle risorse pubbliche e private per realizzarli. Un buon progetto è quello che viene ben concepito in ogni sua fase e che già nel suo formularsi risolve la questione delle fonti di finanziamento. È fondamentale, infine, riorganizzare gli spazi della città dedicati alle attività culturali e alle manifestazioni artistiche, progettandone e attrezzandone di nuovi ma anche qualificando quelli esistenti per l’offerta e il pubblico cui essa è rivolta.

Un itinerario cittadino che deve essere valorizzato, con le opportune politiche di comunicazione e di facilitazioni amministrative, è quello delle botteghe dell’Arte e degli altri esercizi che si aprono da Porta San Pietro a Porta San Francesco, lungo cioè la tradizionale dorsale cittadina che, con i tanti locali dismessi, reca oggi più evidenti che altrove i segni della crisi cittadina.

IL WELFARE LOCALE

Un nuovo welfare locale dovrà, con i suoi servizi e le sue strutture e con la collaborazione delle associazioni di volontariato, anticipare il bisogno e promuovere le capacità dei cittadini per rimuovere in modo permanente le situazioni di difficoltà e disagio. Gli interventi sociali, sia a livello comunale che distrettuale, per la delicatezza dei problemi che possono provocare, devono essere contrassegnati dalla trasparenza dei criteri e dei metodi, debbono essere accompagnati da azioni di attivazione personale (con uno scambio tracciabile tra beneficio e impegno), devono essere accuratamente separati da qualsiasi pratica clientelare, come nella mai tanto avversata e condannata politica delle mance. Ma il Welfare locale non è solo intervento sui bisogni, deve essere anche creatore di ricchezza, tangibile e no, costruttore di relazioni, promotore di innovazione e sviluppo. Deve essere il modo con cui l’intera comunità proattivamente crea contesti che attenuino i disagi, impediscano le divaricazioni delle disuguaglianze, allarghino le reti pubbliche, del volontariato laico e religioso, dell’associazionismo sociale dando a ciascuna di esse, sotto una regia unica, obiettivi comuni.

Una considerazione particolare sarà rivolta alla gestione degli asili nido comunali, i cui costi rischiano da una parte di non essere sostenibili dal bilancio comunale e dall’altra di escludere dall’accesso le famiglie più bisognose cui pure deve esserne garantito il diritto. Occorre sperimentare nuove modalità gestionali – con l’obiettivo di aprire a tutti le porte dei nidi pubblici – caratterizzate dalla partecipazione dei genitori e della collettività in genere, sull’esempio delle sperimentazioni italiane ed estere che seguono i principi del cosiddetto welfare generativo.

I NOSTRI FORUM

L’amministrazione comunale deve guardare la nuova realtà demografica della città, caratterizzata dalla presenza di una forte comunità di stranieri (nella quasi totalità romeni), come una straordinaria opportunità di incontro, di apertura dei nostri giovani a culture e orizzonti diversi, di sviluppo della stessa economia cittadina grazie al lavoro e alle risorse che questi nuovi concittadini possono mettere a disposizione di tutti. C’è bisogno, però, di una politica comunale che governi questo fenomeno, ne esalti le potenzialità e ne riduca i rischi e le insidie. L’integrazione positiva non è scontata ma si consegue innanzi tutto creando i presupposti perché gli immigrati che intendono restare nella nostra città partecipino alla vita cittadina, assumendone tutti i diritti ma in pari tempo anche tutti i doveri che regolano la nostra comunità e stanno a fondamento del suo patto di convivenza. La costituzione di un organismo di rappresentanza degli immigrati è un primo strumento di questa reciproca assunzione di responsabilità. Allo stesso modo la partecipazione delle associazioni religiose e civiche, dei gruppi di volontariato religioso e laico, delle forze dell’ordine e delle rappresentanze sociali a un Forum Comunale sulla Alatri del futuro, promosso dall’amministrazione comunale, può offrire una sede all’interno della quale i problemi dell’integrazione e della partecipazione, con gli inevitabili momenti critici, possano essere tempestivamente affrontati e risolti. Ma il Forum Comunale sull’Alatri del futuro dovrà guardare anche ai tanti giovani della nostra città che vivono, studiano, lavorano in altre città italiane o all’estero, alle seconde e terze generazioni dei nostri emigrati, per sollecitare la loro partecipazione alla vita cittadina e offrire  il contributo delle loro idee ed esperienze per costruire insieme con noi una città delle opportunità in cui anche essi possano sentirsi nuovamente accolti e valorizzati.

LA SICUREZZA DELLA CITTA’ E DEI CITTADINI

La sicurezza della città deve basarsi su un progetto di protezione civile scritto e gestito con le associazioni di volontariato per fronteggiare le emergenze. Ma la “messa in sicurezza” della città comporta anche di intervenire per rimuovere le situazioni di pericolo quotidiano, come quelle relative al grande capitolo della sicurezza delle nostre strade, sia per i pedoni (per la mancanza di marciapiedi), sia per gli automobilisti. Numerose sono nella nostra città le fonti di pericolo per l’incolumità pubblica (dalla viabilità, appunto, al mancato controllo del fenomeno del randagismo); per ciascuno di questi aspetti l’amministrazione dovrà dotarsi di piani di intervento.

Un piano per la sicurezza dei cittadini, per contrastare la criminalità piccola e grande, verrà attuato in accordo con le forze dell’ordine, con campagne di educazione, sistemi di controllo nei punti sensibili, con nuovi compiti della polizia municipale.

Una buona politica amministrativa aiuta a rendere governabili i problemi di ordine pubblico che riguardano anche la nostra città. Una buona politica urbanistica, un buon livello di prestazioni sociali per rimuovere le situazioni di disagio sociale più gravi, una buona politica scolastica con il “rammendo delle periferie” sono già tutti elementi di una politica della sicurezza cittadina perché creano rapporti comunitari più solidi e isolano quei comportamenti e atti di microcriminalità che sono alimentati dalla disgregazione e emarginazione sociale. Politiche della sicurezza più specifiche debbono essere comunque organizzate ed esse vanno programmate coordinando tutte le azioni dissuasive necessarie, anche con la dotazione di apparecchiature di controllo e sorveglianza delle zone più a rischio. Ma per l’amministrazione comunale, per le sue primarie responsabilità, resta prioritario l’intervento educativo condotto non solo nelle scuole ma, con altrettanta sistematicità, in ogni fase e luogo della vita cittadina, dando nuovi mandati di azione al corpo della Polizia Municipale.

IL PATRIMONIO DELLA CITTA’

La tutela e il recupero del patrimonio della città deve essere una preoccupazione costante perché non ci sia più un’Alatri “abbandonata”. Il comune deve farsi garante di tutti i beni che ricadono nel suo territorio (come il vecchio Ospedale e l’edificio della Rodilossi), anche con il ricorso al baratto amministrativo che prevede agevolazioni per i cittadini che si associano per ripristinare e gestire spazi e manufatti pubblici. Il censimento di tali spazi e degli edifici pubblici abbandonati e un piano specifico per la loro risistemazione e riutilizzazione costituirà una priorità, sia per il risultato che se ne conseguirà nella valorizzazione di beni recuperati all’uso comunitario, ma anche per il significato educativo che queste azioni comporteranno insegnando a tutti, e in particolar modo ai giovani, che tutti dobbiamo tutelare ciò che a tutti indistintamente appartiene.

Patrimonio della città è da considerarsi anche il Campo di Fraschette, di cui il comune dovrà rivendicare la proprietà e la gestione, facendosi protagonista della sua consacrazione a sacrario della memoria e della convivenza, ma anche come luogo di incontro e attività di giovani.

LE MANUTENZIONI

Un piano di manutenzione straordinaria dovrà rimuovere le situazioni di rischio che sono state determinate da erosioni e devastazioni naturali ma anche da interventi sbagliati, con particolare attenzione al letto dei corsi d’acqua e alle zone franose. Nel piano sarà compresa la pulizia dei monumenti e di altri siti pubblici, dalle mura dell’Acropoli al campo di Fraschette. Per i monumenti e gli edifici di maggior pregio, e con il coinvolgimento della Sovraintendenza, sarà richiesto il contributo delle associazioni locali che possano garantire mezzi e uomini per il raggiungimento della finalità.

Un piano di manutenzione ordinaria dovrà, invece, evitare che si creino situazioni di rischio dovute all’incuria. Un gruppo di lavoro verrà, perciò, destinato agli interventi immediati nelle scuole. Il comune incoraggerà la formazione di cooperative per la cura dei beni demaniali e il taglio dei boschi che possono offrire reddito a giovani disoccupati, vantaggi ai cittadini (nell’acquisto di legna a prezzi più bassi di quelli di mercato) e introiti diretti alle casse comunali.

DUE IMPEGNI

L’Amministrazione Comunale, infine, si impegnerà senza riserve in due grandi battaglie per la difesa della nostra comunità.

Una sanità vicina e amica, per evitare lo smantellamento del nostro ospedale (solo apparentemente sventato) e un’operazione verità sui veri sprechi.

Occorre individuare il nuovo ruolo dell’Ospedale di Alatri nell’ambito della riforma del sistema sanitario provinciale. Chiediamo il definitivo chiarimento sul futuro dell’Atto Aziendale, attuato finora solo a suon di tagli e ridimensionamenti. E senza che si sia messa seriamente mano alla parte che riguarda sia i servizi della medicina territoriale sia il progetto di  riconversione del nostro ospedale, in relazione alla funzione che  svolgerà, e sarà capace di svolgere effettivamente, quello di Frosinone, che allo stato attuale rivela gravissimi limiti di ricettività e offerta di servizi.

L’acqua diritto di tutti e bene non commercializzabile, con lo scioglimento del contratto con l’Acea e una nuova proposta di gestione del servizio idrico che garantisca l’acqua a tutti, tariffe adeguate alle condizioni delle famiglie, un flusso quotidiano regolare.

Un nuovo patto contrattuale deve prevedere limiti alla potestà del gestore sulle forniture idriche alle famiglie fissando un minimo vitale garantito e deve accogliere la richiesta avanzata dalle associazioni dei consumatori dell’istituzione di un fondo sociale per intervenire nelle situazioni di disagio comprovato. Sono queste le condizioni minime e non derogabili che possono consentire una svolta nella gestione del servizio idrico integrato, con una nuova convenzione che in tutte le sue norme deve portare impressa la nozione che l’acqua è un bene comune e la gestione dell’ offerta non può pertanto contraddirne la natura.

Care Concittadine e Cari concittadini, queste sono le linee del mio programma amministrativo cui mi atterrò con lo scrupolo imposto dalla fiducia che vi richiedo.

Certo, non tutto ciò che è necessario alla nostra Città è contenuto in queste pagine programmatiche, la realtà è sempre più ricca e presenta più occasioni di quanto sia possibile contenere in qualsiasi programma. Questo programma amministrativo, però, rappresenta essenzialmente una dichiarazione di metodo e l’illustrazione di un orizzonte di idee e valori: metodo, idee e valori che ispireranno la mia azione di governo della Città e ai quali mi atterrò nelle contingenze che si profileranno.

Mi affido alla vostra collaborazione, esorto la vostra partecipazione, perché l’opera che ci attende è difficile e per essere compiuta ha bisogno della passione e dell’intelligenza di tutti.

Così io non vi deluderò. Così io e voi riusciremo ad essere pari alle attese.

Tarcisio Tarquini

Candidato a Sindaco della città di Alatri

Alatri, 6 Maggio 2016

 

 

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