Ospedale, sanità territoriale e medici di base, provvedimenti per una ripresa delle attività in sicurezza

I consiglieri Pavia e Tarquini ottengono la convocazione della commissione sanità del comune e presentano un un documento che sollecita la ricognizione sulla vera realtà dei contagi ad Alatri, sull’organizzazione sanitaria del territorio, sul funzionamento e il destino dell’ospedale San Benedetto, sui provvedimenti da sollecitare. Ma anche una serie di misure per la ripresa delle attività produttive e l’uso degli spazi esterni per gli esercizi commerciali.  Ecco il testo integrale del documento. 

“Egr. sig. Presidente,

i sottoscritti consiglieri comunali, Tarcisio Tarquini ed Enrico Pavia, allegano al verbale della commissione il seguente documento, chiedendo che venga messo agli atti.

La riunione della commissione sanità è stata chiesta dai consiglieri comunali Pavia e Tarquini in conformità ai poteri e alle funzioni delle commissioni consiliari permanenti così come definiti nel Regolamento di funzionamento del Consiglio Comunale all’articolo 15 che attribuisce alle commissioni stesse un concorso ai compiti di indirizzo e di controllo amministrativo con possibilità di iniziativa sui temi di competenza del consiglio. In questo senso, riteniamo che gli esiti della riunione della Commissione debbano essere trasmessi formalmente al sindaco e alla Giunta perché ne traggano indicazioni opportune nella loro attività di governo amministrativo.

È noto a tutti che nel nostro territorio si sono registrati numerosi contagi da coronavirus, anche se oggi – dopo l’allarme delle settimane e dei giorni scorsi, provocato anche da incerte e contraddittorie comunicazioni che hanno contribuito a instaurare un clima di confusione e incertezza – la situazione pare finalmente sotto controllo delle autorità sanitarie, che però avvertono come il pericolo sia ancora alto e il rischio di nuovi contagi e nuovi focolai tutt’altro che annullato. Un elemento non secondario di questa condizione di rischio potenziale è oggettivamente attribuibile alla particolare funzione che, nell’ambito della riorganizzazione sanitaria varata dalla ASL con la finalità di contrastare l’epidemia, è stata assegnata all’ospedale di Alatri, verso il quale sono stati indirizzati malati “non Covid” senza però che si adottassero le più normali procedure tendenti a certificare all’ingresso l’assenza di contagio, tanto che si è dovuto constatare che proprio per questo mancato preventivo “sbarramento” si sono determinati diversi casi di contagio tra il personale sanitario e altri pazienti.

Sembra pertanto appropriato che la commissione sanità si faccia espressione della richiesta – o ne acquisisca essa stessa il compito – di:

  • Una ricognizione sul “contagio” nella nostra città, che fornisca una chiara rappresentazione della situazione che si è venuta a determinare, atteso che le informazioni che vengono rese note, anche tramite le fonti ufficiali non sempre sono coincidenti, con ciò alimentando ulteriore disagio e preoccupazione tra la cittadinanza. La ricognizione dovrà elencare ogni dato e informazione utile per capirne i caratteri, la dimensione, la localizzazione, le misure specifiche di competenza comunale assunte e da assumere.
  • La ricognizione dovrà comprendere una verifica del funzionamento del COC istituito presso il comune, per verificarne l’adeguatezza dell’organico e l’eventuale opportunità di integrarlo con figure di esperti esterni. Si dovrà inoltre dare informazione su tutte le azioni poste in essere, valutandone risultati e prospettive.
  • La ricognizione dovrà comprendere un’analisi dell’organizzazione sanitaria territoriale, dei rapporti operativi tra Ospedale di Alatri e Ospedale di Frosinone, della divisione di funzioni che è stata decisa con atto della ASL, non suffragato, a quanto risulta, da nessuna consultazione o preventiva informazione del sindaco della città. Questa decisione appare oggi aver prodotto effetti negativi sul nostro nosocomio e ad essa è ragionevolmente da ricondurre la causa dell’incidenza di contagi. In questo quadro non è comprensibile l’avvenuto spostamento di un infettivologo (dall’ospedale di Alatri a quello di Frosinone) al quale, invece, si sarebbe dovuto attribuire il compito di coordinare le procedure di ingresso nel modo più sicuro e controllato. Un’esigenza che viene segnalata è quella di incrementare, con le opportune misure organizzative, gli esami con i tamponi, ma anche di introdurre al più presto i prelievi ematici per la ricerca di IgC e IgM.
  • La verifica dovrà riguardare anche l’atto aziendale della ASL di Frosinone, al fine di accertare quali prospettive vengono riconosciute all’ospedale di Alatri, per il periodo che seguirà l’emergenza sanitaria, alla luce delle preoccupanti esternazioni del sindaco che pubblicamente dichiarato che il reparto di pediatria sarà definitivamente chiuso.
  • Una ricognizione della organizzazione e del funzionamento della rete territoriale della medicina di base di cui, soprattutto in vista della cosiddetta fase 2, si evidenzia la centralità. In particolare dai medici di base è rappresentata l’urgenza, da segnalare alla ASL, di una rapida ripresa delle attività ambulatoriali specialistiche e degli esami radiologici in quanto si accusano difficoltà nell’effettuare esami per patologie anche gravi (tac per follow-up oncologico , esami strumentali per patologie vescicali o prostatiche , visite chirurgiche per asportazione di neoformazioni maligne cutanee ecc.).
  • Predisporre un grande e articolato piano per l’informazione ai cittadini sui dispositivi sanitari a disposizione, sull’uso corretto degli stessi (come nel caso delle mascherine di cui si nota spesso un’impropria, e perciò perfino rischiosa, utilizzazione) e sugli atteggiamenti virtuosi da tenere (igiene personale, distanziamento sociale, ecc.) per mantenere condizioni di sicurezza, pur nella graduale ripresa delle attività. In questo contesto il comune deve al più presto rendere note le annunciate linee guida per la richiesta e la consegna delle mascherine ai cittadini (tuttavia, su questo punto si confermano le riserve espresse in Consiglio comunale dai firmatari della presente nota) e garantire che i medici di base, la polizia municipale, tutti coloro che per il loro lavoro o per la loro attività a titolo volontario stanno a contatto con i cittadini, e perciò sono più esposti sia attivamente che passivamente alla possibilità di contagio, abbiano tutte le dotazioni di salvaguardia dettate dai protocolli e siano sottoposti all’esame dei tamponi.

Ma quanto scritto sopra non esaurisce certo l’attività dell’amministrazione comunale, cui è affidato il compito, in questo momento della vita cittadina, di accompagnare, con le competenze sue proprie, la cosiddetta “fase due” della limitatissima “riapertura” deliberata dal governo. In particolare si chiede che la Commissione consiliare competente per la sanità, l’urbanistica e l’ambiente si faccia portavoce – o assuma direttamente – la necessità che sia predisposto un “piano comunale” che programmi azioni per la ripresa delle attività produttive, la riapertura degli esercizi commerciali e artigianali, di bar, ristoranti, centri sportivi, palestre, delle più generali attività cittadine assicurando le contemporanee e adeguate misure di sicurezza che evitino la temuta recrudescenza dell’epidemia.

Non può essere sottaciuto il fatto che le norme appena emanate determineranno problemi di non poco conto per molte delle attività prima menzionate, alle quali certo si deve venire incontro con provvedimenti di sostegno economico. Ma sarebbe illusorio pensare che tali provvedimenti possano essere sufficienti al contenimento del danno grave che si profila, in aggiunta a quanto già patito finora: garantire una ripresa delle attività risulta perciò non rinviabile se si vuole evitare l’innesco di una crisi da cui non si riuscirà ad uscire più.

Particolare allarme proviene dal mondo di ristoranti, bar, esercizi commerciali che dovranno riorganizzare i loro spazi interni vedendosi costretti a diminuire la capienza e i posti da offrire con l’impossibilità di reggere i costi.

La commissione, per la sua competenza urbanistica oltre che per quella sanitaria, deve farsi promotrice di una proposta di riorganizzazione degli spazi all’aperto dei locali penalizzati dalle nuove disposizioni, sollecitando una micro riorganizzazione urbanistica della città, l’individuazione di spazi esterni nei quali permettere le attività perse all’interno, l’azzeramento del canone di occupazione del suolo pubblico, che valga per tutto il tempo delle limitazioni.

Alatri, 30 aprile 2020.

I consiglieri comunali

Avv. Enrico Pavia

Prof. Tarcisio Tarquini

 

 

 

 

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