Italiani ma aperti al mondo. Il “credo” civile, non conformista, di un giovane

Il rispetto degli altri, l’attenzione al mondo dei disperati che batte alle nostre porte, la capacità di risposte “umane” ai drammi della nostra epoca, dà autorevolezza al nostro sentimento nazionale. L’unico integralismo possibile è quello che ribadisce i diritti inviolabili dell’uomo che nessun nuovo trattato può dimenticare. Un giovane della nostra città si rivolge ai suoi coetanei invitandoli a non restare incatenati nella logica del nuovo conformismo.

@FrancescoGneo

La situazione che mi si presenta al momento davanti agli occhi mi sta allarmando come non mai. Questa ondata di odio generalizzato, che spesso e volentieri sfocia nell’odio razziale e nella richiesta di riscrivere patti/accordi/trattati già sottoscritti, incomincia a preoccuparmi seriamente.

Se torno con il pensiero alla storia passata, questo momento mi ricorda quello avutosi agli inizi XIX secolo in Francia quando, per porre un limite all’ondata rivoluzionaria che mirava a creare una società perfetta con un rinnovamento totale in tutti i campi, nacque il movimento del “Conservatorismo” che contrastava i cambiamenti ritenuti troppo radicali, inneggiava alla libertà personale e del mercato nazionale, enfatizzava il tema della legalità e dell’ordine, professando la sua devozione alla tradizione, alla famiglia ed alla religione.

In pratica, il Nostro bel paese, vediamo affermarsi una dinamica simile. E, per quanto azzardata questa mia affermazione possa apparire, credo che si stiano facendo giganteschi passi indietro, tornando a ripetere parole d’ordine  che se avevano un senso nella Francia di fine Settecento, a conclusione di una rivoluzione dura e sanguinosa che aveva scardinato il tessuto sociale e l’intero stato francese, non mi sembra abbiano lo stesso senso qui da noi e oggi.  In Italia di rivoluzionario e di davvero straordinario non è successo nulla; l’unica novità è la formazione di un governo che proclama una rivoluzione che si propone di cambiare a tappe forzate lo  stato e – soprattutto – il modo di pensare lo stato italiano da parte dei cittadini, ma che in pratica finora si è espressa nell’inneggiare alla libertà di autodifendersi tenendo un’arma  sotto il cuscino e a chiudere i porti lasciando in pericolo centinaia di persone in mezzo al mare, invocando trattati da fare e modificare, ma di cui si dimentica che comunque dovrebbero sempre richiamarsi alla Dichiarazione dei Diritti Fondamentali dell’Uomo e alle tutele umane in essa definite.  Potrei aggiungere considerazioni sulla credibilità di certi moniti, sulla famiglia e sulla tradizione, che arrivano da personalità che non mostrano di sentirli molto nella pratica delle loro scelte quotidiane, ma qui entrerei in un altro campo di polemica che non voglio fare in questa sede.

Nella confusione di oggi, che sembra essersi impadronita di tanti miei coetanei, ritengo necessario – e un mio dovere – di dichiarare il mio personale e irrinunciabile “credo” civile.

Io credo che nazionalisti occorra esserlo, ma nel senso che si debba amare talmente tanto la propria nazione ed il proprio popolo da rispettare altrettanto gli altri, facendo il possibile per aiutarli; in tal modo si accresce sia un giusto sentimento nazionale che non si alimenta solo sulla preclusione e l’esclusione, e contemporaneamente si acquista, proprio come nazione, il rispetto e l’autorevolezza al di fuori dei propri confini.

Io credo che essere tradizionalisti sia necessario, perché le tradizioni sono parte del nostro bagaglio umano e culturale, ma questo non deve far altro che aprirti alle culture che sono diverse dalle tue.

Io credo che essere integralisti sia un obbligo, ma solo quando si parla di diritti dell’uomo, poiché se siamo davvero uomini non è possibile rimanere indifferenti di fronte a situazioni disagiate e disperate di tanti esseri umani che battono alle nostre porte e alle porte del nostro paese e dell’Europa.

Se amassimo davvero il nostro paese, se amassimo le Nostre tradizioni e quanto raggiunto grazie alla cooperazione italiana non potremmo perderci e farci trasportare da questo odio indiscriminato e generalizzato verso tutti e verso tutto ciò che è diverso, manifestando ostilità contro tutto quello che solo in modo del tutto arbitrario viene ritenuto non degno o non italiano.

Bisognerebbe quindi, probabilmente, diventare sempre più italiani e sempre meno conformisti.

Un pensiero riguardo “Italiani ma aperti al mondo. Il “credo” civile, non conformista, di un giovane

  1. Qui non si tratta di odio razziale o paragonare ciò accaduto all’epoca del xix secolo in Francia ma di dimostrare educazione, rispetto alle regole del paese che ti ha accolto e immedisimarsi a chi ti ha accolto come avrebbe reagito il tuo paese di origine a ciò da te reppato

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