Arriva il dibattito pubblico, adottiamolo per decidere su Acea e sanità

L’Italia inserisce nella propria legislazione “il dibattito pubblico” per decidere la realizzazione di opere che abbiano un grande impatto sull’ambiente. Questo significa che le amministrazioni dovranno consultare tutte le parti interessate prima di procedere all’esecuzione di un progetto e dovranno tenere conto delle osservazioni di associazioni e cittadini. L’esempio arriva dalla Francia che da anni adotta questa procedura partecipativa, in Italia essa viene già adottata dalla regione Toscana (anche se molti sono scettici sui risultati finora ottenuti), il governo vuole che diventi un obbligo di tutte le amministrazioni pubbliche, ma non da subito. Il “dibattito pubblico” è, infatti, previsto nella delega che riforma il codice degli appalti, un provvedimento che il consiglio dei ministri ha approvato in una sua recente seduta ma che per diventare realtà dovrà superare un cammino parlamentare ancora lungo. L’importante, però, è l’aver fatto il primo passo, perché d’ora in avanti procedure simili potranno essere prese d’esempio anche dalle amministrazioni locali e per opere di minore impatto. È quanto “Alatri In Comune” ha scritto nel suo programma, proponendo che il “dibattito pubblico” valga nella nostra città per decidere la realizzazione non solo di opere ma anche di servizi che abbiano importanti riflessi sulla comunità cittadina. Il “dibattito pubblico”, inoltre, può essere utilizzato anche nel caso della soppressione di servizi, garantendo a chi è chiamato a decidere l’aiuto di altri e molteplici punti di vista. E, del resto, poniamoci alcune domande.

Non sarebbe forse servito “il dibattito pubblico” quando si è stabilito di ridimensionare il nostro ospedale? E non sarebbe stato giusto affidarsi a una procedura partecipativa, che avesse fornito ai cittadini, ai sindacati e alle associazioni, ai diversi “portatori di interesse” tutte le informazioni sulle ragioni, sugli obiettivi, sulle opere e i servizi sanitari sostitutivi consentendo loro di emettere la sentenza definitiva? Non sarebbe stata questa la vera, energica risposta, a chi ha espropriato le comunità locali – e persino le istituzioni regionali – del diritto di parola su un tema così cruciale per le vite di tutti? E sulla questione dell’acqua, altro tema che tocca nel vivo le condizioni di vita delle famiglie, perché debbono essere solo i sindaci, da soli o in conferenza, a determinare quale sia l’atteggiamento da tenere nei confronti dell’Acea e del contratto capestro che con essa è stato sottoscritto? O si teme che i cittadini, debitamente informati (come tanta letteratura sul tema ci insegna a fare, a patto che qualcuno si prenda la pena di studiarla) non abbiano gli strumenti e la consapevolezza per scegliere la strada migliore da seguire?

Il governo ha fatto un timido e ancora troppo circospetto passo in avanti con la legge delega. Noi prendiamo sul serio questa timida apertura e adottiamone il metodo impegnandoci a fare altrettanto per le questioni vitali che riguardano la nostra città. Non solo, andiamo oltre: esportiamo il metodo e chiediamo a tutti i comuni del nostro sventurato ATO5 di adottare “il dibattito pubblico”, partendo proprio dalla questione della risoluzione del contratto con l’Acea. Siamo certi che il metodo produrrà risultati migliori di quelli finora conseguiti con i dibattiti “semiprivati” che hanno ispessito, anziché diradarla, l’opacità intorno alle decisioni prese finora. (Tarcisio Tarquini)

Qui di seguito, Franco Brugnola, esperto di amministrazione pubblica, ci spiega cosa è il “dibattito pubblico” approvato dal consiglio dei ministri e quali ne saranno le procedure attuative.

@FrancoBrugnola

Com’è noto la legge 28 gennaio 2016, n. 11 prevede la delega al Governo per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.

L’art. 6 della citata legge all’art. 1, comma qqq) prevede l’introduzione di forme di dibattito pubblico delle comunità locali dei territori interessati dalla realizzazione di grandi progetti infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale aventi impatto sull’ambiente, la città o sull’assetto del territorio, prevedendo la pubblicazione on-line dei progetti e degli esiti della consultazione pubblica; le osservazioni elaborate in sede di consultazione pubblica entrano nella valutazione in sede di predisposizione del progetto definitivo.

A sua volta l’Art. 22 (Trasparenza nella partecipazione di portatori di interessi e dibattito pubblico) dello schema di decreto legislativo delegato, esaminato dal Consiglio dei Ministri nel corso della seduta n. 107 del 3 marzo, prevede in particolare che le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori pubblichino, nel loro profilo di committente, i progetti di fattibilità relativi ai grandi progetti infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale, aventi impatto sull’ambiente, la città o sull’assetto del territorio, e nonché gli esiti della consultazione pubblica comprensivi dei resoconti degli incontri e dei dibattiti con i portatori di interesse. I contributi e i resoconti devono essere pubblicati, con pari evidenza, unitamente ai documenti predisposti dall’amministrazione e relativi agli stessi lavori. Per le grandi opere infrastrutturali aventi impatto rilevante sull’ambiente, sulle città e sull’assetto del territorio, individuate per tipologia e soglie dimensionali con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, su proposta del Consiglio superiore dei lavori pubblici, è obbligatorio il ricorso alla procedura di dibattito pubblico. L’amministrazione aggiudicatrice o l’ente aggiudicatore proponente l’opera soggetta a dibattito pubblico convoca una conferenza cui sono invitati gli enti e le amministrazioni interessati, e altri portatori di interessi, ivi compresi comitati di cittadini, i quali abbiano già segnalato agli enti locali territoriali il loro interesse, nella quale si definiscono le modalità del dibattito pubblico, che, in ogni caso, deve concludersi entro quattro mesi dalla predetta convocazione e deve comunque prevedere:

  1. a) la pubblicazione sul sito Internet del proponente del progetto di fattibilità tecnica ed economica e di altri documenti relativi all’opera;
  2. b) la raccolta di osservazioni inviate on-line ad un indirizzo di posta elettronica del proponente e da quest’ultimo costantemente presidiato;
  3. c) lo svolgimento di dibattiti pubblici nel territorio interessato;
  4. d) la pubblicazione, sul sito del soggetto proponente, dei risultati della consultazione e dei dibattiti, nonché delle osservazioni ricevute, anche per sintesi.

Gli esiti del dibattito pubblico e le osservazioni raccolte dovranno essere valutate in sede di predisposizione del progetto definitivo e dovranno essere discusse in sede di conferenze di servizi relative all’opera sottoposta al dibattito pubblico.

Pertanto, dopo il parere del Consiglio di Stato, quello della Conferenza Stato-Regioni, il passaggio nella competente Commissione parlamentare, lo schema tornerà al Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva.

Come accennato l’individuazione per tipologia e soglie dimensionali di queste grandi opere per le quali sarà obbligatorio il ricorso alla procedura di dibattito pubblico, dovrà essere fatta con decreto del Ministero delle Infrastrutture, su proposta del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

È prevedibile che si tratterà di opere veramente di grandi dimensioni e di notevole impatto ambientale.

Con questo provvedimento viene pertanto inserito nella legislazione italiana per la prima volta questo nuovo istituto che ci viene dalla Francia: il «débat public».

Si tratta di un passo avanti notevole anche se ritenuto indispensabile solo per alcune scelte di grande impatto in aree con un delicato equilibrio ambientale, ma importante soprattutto per a coinvolgere e rendere partecipi i cittadini nelle scelte importanti, acquisendo parere e suggerimenti che talora possono anche risultare utili.

È appena il caso di ricordare i problemi che ci sono stati ad esempio per il passaggio della linea ferroviaria ad alta velocità (TAV) in Val di Susa o l’individuazione del sito nazionale per il deposito delle scorie nucleari in Basilicata.

Forse se allora fosse stato già disponibile questo strumento le cose sarebbero andate meglio.

Il fatto che questa nuova procedura di consultazione pubblica sia obbligatoria per legge solo per alcune grandi opere pubbliche non significa che ogni amministrazione e quindi anche un Comune, non possa introdurla nella prassi o addirittura nello Statuto per rendere più partecipate le proprie scelte, eventualmente prevedendo una procedura semplificata per potrebbe essere ad esempio una di quelle previste dalla e-democracy mediante pubblicazione degli atti sul sito web e attivazione di un forum moderato, permettendo così di acquisire i pareri e le proposte dei cittadini.

 

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