CHE FINE HA FATTO IL PIANO REGOLATORE GENERALE DELLE ACQUE? LE DOMANDE DI OTTAVIO MINNUCCI E LE NOSTRE LUNEDI 29 FEBBRAIO NELLA NOSTRA SEDE.

Perché l’acqua ad Alatri e in provincia di Frosinone costa più di quanto costi a Roma? Perché il quantitativo minimo, con la tariffa più economica, ad Alatri e in provincia di Frosinone è più basso di quanto sia stato fissato a Roma? Perché chi ha sottoscritto la convenzione con l’Acea ha concordato parametri peggiorativi per i nostri cittadini? Tante le domande a cui chiediamo risposta.

@discorsoincomune

I quotidiani portano ancora notizie sull’assemblea dell’Ato5 che ha “messo in mora” l’Acea. Più passano i giorni da quel fatidico 18 febbraio, che per alcuni è da considerare addirittura al pari di una data storica, e più aumentano i dubbi sull’efficacia della risoluzione adottata. Abbiamo detto il nostro parere prima e dopo quell’assemblea e non vogliamo tornarci sopra adesso. 

Ma siamo sempre più convinti che il problema dei problemi sia nella convenzione tra Acea e il nostro Ato5, sottoscritta nel 2003, nella quale non è stato tenuto alcun conto che l’acqua è un bene pubblico e primario, principio che sarebbe stato salvaguardato, sottraendolo alla subordinazione di una logica puramente commerciale, inserendo la semplicissima clausola che la sua erogazione non può essere sospesa e deve, in ogni caso, essere garantita almeno per la quantità minima solennemente decretata dagli organismi internazionali.
Chi frequenta facebook, però, avrà notato che nella discussione si è inserito, sollecitando di guardare le cose anche da un altro punto di vista, un vero esperto della materia, il geometra Ottavio Minnucci che è stato per anni, ad Alatri, il responsabile del settore acquedotti (quando la gestione era diretta). Minnucci ha richiamato l’attenzione su un documento che dovrebbe essere alla base di ogni confronto e che invece è il grande assente dalla discussione: il piano regolatore generale delle acque. Un piano che venne approvato nel 1968, una cui variante venne redatta dai tecnici della Regione Lazio (alla quale nel frattempo la competenza era stata trasferita dallo Stato) nel 2004 e che da allora aspetta la sua approvazione, dimenticato tra le carte del Consiglio Regionale.

Nel piano regolatore delle acque sono fissati i litri di acqua che toccano a ogni cittadino, una quantità che, considerata l’ampiezza media della famiglia, corrisponde all’incirca a 500 litri di acqua giornaliera.
Questo dato, che sta scritto in un provvedimento che ha valore di legge, non sembra essere mai comparso nella ormai lunga vicenda dei rapporti tra i nostri comuni e l’Acea, eppure sarebbe stato un riferimento forte per stabilire obblighi, doveri e limiti della convenzione (che forse, però, ha avuto una qualche influenza nella mancata approvazione della variante del 2004 di cui dicevamo sopra).
Ottavio Minnucci, pone anche tante altre domande e non sarebbe male che venisse sentito in qualche sede dove si affronteranno i temi della difficile controversia con l’Acea.

Lo abbiamo invitato noi, nella nostra sede di Vicolo Orto Pecci, 6, il prossimo lunedì 29 febbraio alle ore 18, per parlarcene, perché pensiamo che i suoi argomenti rafforzino i nostri e quelli di tutti coloro che vogliono che l’acqua sia trattata con ottica opposta a quella commerciale. È un appuntamento importante, non mancate.

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