Albergo diffuso, ecco chi lo fa sul serio

@TarcisioTarquini

Ad Alatri si parla da anni di albergo diffuso. Il termine è apparso a più riprese nei programmi elettorali di più partiti, compresi quelli attualmente in maggioranza, senza che dall’enunciazione si sia fatto un passo avanti verso la realizzazione. La normativa della Regione Lazio è precisa, le caratteristiche secondo cui un’accoglienza diffusa in più abitazioni può fregiarsi della definizione di albergo diffuso sono dettagliate, quello che manca è qualsiasi incentivo che possa incoraggiare i privati a convertire le loro case a questa finalità. Si parla di incentivi, ma non solo economici. Forse quelli che servirebbero di più sono anche e soprattutto normativi e amministrativi, deroghe urbanistiche prevalentemente, o anche facilitazioni tributarie da riconoscere a chi esegua lavori di adattamento degli immobili al modello, piuttosto (e giustamente) esigente previsto dalle norme regionali (ispirate alle esperienze nazionali).

Un albergo diffuso non può nascere se non c’è una strategia amministrativa che lo consideri davvero un obiettivo prioritario. In questi anni si è perso tempo e una risposta possibile a un’esigenza vera di Alatri (quella di garantire un certo numero di stanze – e i servizi collegati – per far sì che il turismo di passaggio possa proporsi di diventare meno fuggitivo e occasionale) non è stata nemmeno tentata, o, almeno, non è stata tentata seriamente, mettendo in gioco, cioè, un insieme organico di provvedimenti adatti a creare il contesto migliore.

Non è impossibile, e torneremo più in là, con altri post, sul tema dimostrando che anche da noi è possibile fare quello che da altre parti si è realizzato con successo. E non solo nelle zone del paese più avvezze a ragionare in termini di sinergie di sistema. Un esempio clamoroso di successo, di buona pratica dunque, da cui  si possono trarre molti spunti anche per Alatri, si deve all’intelligente amministrazione comunale di Castel del Giudice, un paese di poche centinaia di abitanti sotto Capracotta, nel Molise, sul versante che scende verso la Bifernina. Da Alatri si raggiunge in un’ora e mezza di macchina, non è un altro mondo.

Prima di entrare in paese si incontra un vero e proprio borgo di stalle abbandonate. Per essere più precisi, si incontrava. Oggi c’è un albergo diffuso che fra venti giorni inizierà ufficialmente le sua attività. Si tratta di quaranta piccoli appartamenti, perfettamente restaurati senza modificare di un metro le cubature; l’unico incremento è dovuto allo spazio in più ottenuto colmando un dislivello su cui è stata ricavata una piazza, dove è stato costruito il centro benessere che servirà  tutto il villaggio. La capacità di ospitalità è di circa settanta persone. L’opera è stata realizzata da una società, due quote della quale appartengono a due imprenditori locali (in realtà, uno – Ermanno D’Andrea – è originario di Capracotta ma ha un’industria d’alta meccanica a Milano) e una terza al comune.

Questa è la novità, un vero esempio di ingegneria amministrativa e di collaborazione virtuosa tra pubblico privato. Il comune ha dirottato tutti i suoi investimenti, provenienti da fondi regionali, per dotare l’area delle infrastrutture, affidate in concessione trentennale alla società di cui il comune stesso è parte e che gestirà anche l’attività. L’investimento complessivo è di 6 milioni di euro, la partecipazione finanziaria dell’ente è di circa un milione e duecentomila euro. Ma mentre il sindaco, Lino Gentile, dice che grande meriti vanno ai privati che hanno costruito insieme con lui il progetto, i due imprenditori ammettono che non sarebbe bastata la loro buona volontà, accompagnata da una discreta disponibilità finanziaria, per superare tutti gli ostacoli di natura burocratica e amministrativa che in questi anni non sono certo mancati, a cominciare dalle trentacinque denunce, tutte regolarmente finite nel nulla che hanno portato a rallentamenti, blocchi, incertezze. Adesso anche l’ultima opposizione giudiziaria, avanzata dall’unico proprietario delle stalle che non aveva voluto né conferire la sua proprietà né venderla, è stata superata e l’albergo delle ex stalle è pronto al decollo.

Ogni storia ha una morale, questa non c’è bisogno nemmeno di spiegarla. Le cose si possono fare, la realtà si può cambiare, un comune può diventare creatore di ricchezza e suscitatore di energie collettive. Con il coraggio dei suoi amministratori e la fantasia concreta dei suoi progetti.

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