La cultura che produce valori, anche ad Alatri

@LucaFontana

Oggi pomeriggio (28 maggio), al Chiostro di S. Francesco alle ore 18.00, qualcuno parlerà di cultura. Ci sarà Tarcisio Tarquini, che di questa iniziativa, dal titolo “Valore e cultura”, è il promotore insieme alla lista “Alatri in Comune”. Ci saranno ospiti, candidati, cittadini. Persone interessate alla cultura. Gente che ritiene utile capirne il valore per la città di Alatri e per chi sarà chiamato ad amministrarla. In questa campagna elettorale, qualcuno organizza sagre con comizietti da bar, offre bevande, porchetta, salsicce, pietanze viarie. Poi, c’è qualcun altro che crea occasioni di dibattito per discutere di cultura, di economia, di impresa, di progetti, di futuro. Tarcisio Tarquini è l’unico che parla di cultura e non me ne meraviglio. Io, che lo conosco bene, so perché lo fa. Le ragioni sono diverse. Vi parlo di una di queste.

CON LA CULTURA SI MANGIA

Per chi non lo sapesse, ad Alatri c’è qualcuno che mangia con la cultura. Se ad Alatri c’è qualcuno che mangia con la cultura è grazie ad un’associazione chiamata “Palazzo Gottifredo”. Tarcisio Tarquini è il presidente di quest’associazione. Un giorno d’inverno di due anni fa, quelli che sarebbero diventati i soci fondatori della suddetta, me compreso, stressati dal continuo parlare invano di valorizzazione turistica del patrimonio artistico-culturale della città di Alatri, pensarono di sfogare nervosismo e depressione immaginando, in una sorta di trance brainstormistica, il futuro di questo ridente paesello, la sua identità nascosta, i contorni di una proiezione realistica di una Alatri diversa: turismo, albergo diffuso, mostre, concerti, libri, festival, eventi et similia. Ottimi propositi ma nulla di troppo dissimile da quel vociare sospeso e aleatorio propulsore, purtroppo, di molteplici iniziative fallimentari. Non ricordo precisamente l’attimo in cui scattò la scintilla ma, col senno di poi, mi rendo conto che la soluzione del problema, in effetti, era proprio lì, davanti ai nostri occhi, anzi, dietro; o meglio, molto banalmente, era già nella nostra testa: c’erano due architetti, tre docenti, un ex presidente e un ex direttore del Conservatorio di Frosinone, c’era un professore dell’Accademia di Belle Arti, c’era un esperto di impresa, amministrazione e cooperative, c’ero io, che per esperienza professionale, di università e di istituti di alta formazione artistica qualcosa avevo cominciato a capire, occupandomi di ufficio stampa proprio in quel settore.

Chiunque avrebbe potuto pensare che l’idea geniale sarebbe stata l’istituzione di una scuola di lingua italiana per giovani stranieri interessati a studiare nelle università, nelle accademie e nei conservatori d’Italia. Avremmo potuto farlo ma serviva qualcuno che conoscesse bene Alatri, il suo centro storico e il suo assetto urbanistico; qualcuno esperto di amministrazione, di management, di arte, di promozione artistica, di comunicazione; qualcuno che capisse qualcosa di conservatori, di accademie, di istituti afam in generale. Vai a trovare qualcuno che abbia simili competenze professionali e conoscenze specifiche in questo settore semisconosciuto ai più! Pervasi da una straordinaria consapevolezza di noi stessi, capimmo che l’idea geniale non era realizzabile!!

LE PROFESSIONALITA’ E IL PRODOTTO

Poi, all’improvviso, grazie ad un guizzo sorprendente di autocoscienza e ad uno slancio ottimistico disarmante, ci rendemmo conto che le professionalità c’erano tutte e il prodotto anche. Scherzi a parte. I canadesi vendono bottigliette di aria pura ai cinesi http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/18/cina-in-vendita-laria-pulita-del-canada/2312269  , noi scegliemmo di vendere cultura, lingua, arte. Beati i canadesi, penserete, che fanno affari milionari senza sforzo alcuno. Merito ai canadesi, al contrario, che riescono a salvaguardare la qualità della loro aria. Ma torniamo a noi. Per chi non lo sapesse, la Scuola di lingua italiana è stata veramente istituita. Esiste. Si chiama Progetto “IoStudioItaliano”. La conferenza stampa di presentazione, organizzata da me e da Antonio Coletta, presso la biblioteca comunale di Alatri, risale al 30 gennaio 2015. Circa un anno dopo, il 16 gennaio 2016, è stato inaugurato l’anno accademico mentre, due giorni dopo, il 18 gennaio, sono cominciate le lezioni. Nella nostra scuola, come in tutte le scuole, si studia, si impara, si insegna, ci sono “quelli bravi”, ci sono gli “asini”, c’è il Prof che sgrida gli alunni distratti, ci sono in banchi e le sedie, c’è la cattedra ecc. Bene. Questo è stato possibile grazie a una manciata di persone.

IL MERITO PRINCIPALE

Se proprio volete una cronaca dettagliata, allora sono costretto a dirvi che il merito principale è stato di Tarcisio Tarquini. Perché la visione è stata la sua. Perché la capacità di avere chiara nella mente un’ipotesi realistica e possibile di futuro è un tratto distintivo della sua personalità. Lui ci ha creduto all’istante, io ho iniziato a crederci sul serio due o tre mesi dopo. Chiamatelo come volete, demiurgo, operaio instancabile, deus ex machina, manovale stakanovista. Ogni giorno, dalla mattina alla sera, fino a notte fonda, telefonava, scriveva, andava in ogni ufficio pubblico previsto dalla legge, progettava, risolveva problemi, contattava, istituiva, creava, amministrava, coordinava, incoraggiava, coinvolgeva, partecipava. Ogni santo giorno, fra mille altri impegni, si è dedicato a questo progetto per un anno e mezzo circa. E continua a farlo tuttora. Senza essere Sindaco, né assessore. Senza ruoli politici. Senza gli strumenti, i poteri, i fondi di un Sindaco. E con lui c’era una manciata di persone, tra cui io, piuttosto ben organizzate – questo posso dirlo col senno di poi perché allora sembrava una missione impossibile. Un lavoro estremamente difficile: ministeri, ambasciate, istituzioni, uffici, agenzie, consolati, burocrazia ecc. Un lavoro corale straordinario: ognuno ha messo a disposizione il proprio tempo, il proprio lavoro, la propria competenza, la propria professionalità. Una squadra, potrei dire, coordinata da Tarcisio grazie alla sua acuta abilità nel leggere le persone, le intelligenze, i talenti e le capacità; grazie a quella sapienza con cui riesce a coinvolgerle e a farle lavorare assieme per un obiettivo comune e per risultati eccellenti. Requisito indispensabile per un buon amministratore, direi.

L’ANNO DELLA SFIDA

Quest’anno, il nostro primo anno, l’anno dell’esperimento e della sfida, alla nostra scuola si sono iscritti 26 studenti provenienti dalle più importanti città e province cinesi, tra cui Pechino, Canton, Shanghai, Chongqing. Sono venuti a studiare ad Alatri. Non a Roma, non a Perugia, non a Siena, non a Milano, non a Napoli. Sono venuti ad Alatri, nella nostra scuola. Sapevamo di non essere gli unici ma abbiamo saputo differenziarci. Il nostro prodotto e il nostro servizio, infatti, quelli sì che sono unici: accoglienza, assistenza, gestione del soggiorno, coinvolgimento, attività extradidattiche. Tutto questo non c’è nelle grandi città.

Il corso, quest’anno, durerà otto mesi. Dieci il prossimo anno accademico, come da circolare ministeriale. La scuola, vorrei precisare, è riconosciuta dal MIUR e ufficialmente accreditata presso il MIUR come corso di lingua italiana di riferimento dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone:

http://afam.miur.it/studentistranieri/corsi2017/

Il Progetto “IoStudioItaliano”, infatti, è stato realizzato in convenzione con l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, con l’Università di Cassino e del Lazio meridionale e con il Liceo “Luigi Pietrobono” di Alatri, eccellenze del nostro territorio che hanno offerto e stanno offrendo un contributo essenziale e determinante all’iniziativa in termini di competenze, professionalità, programmazione, supporto organizzativo, logistico e didattico. Senza il contributo delle Istituzioni e senza la rete istituzionale tessuta sapientemente da Tarcisio, il Progetto “IoStudioItaliano” non esisterebbe.

NIENTE FINANZIAMENTI PUBBLICI SOLO IL NOSTRO LAVORO PRIVATO

26 studenti iscritti, dicevo. Si tratta di giovani poco più che adolescenti. Frequentano quotidianamente le lezioni a scuola, affittano case, pagano bollette, mangiano, fanno la spesa, escono, si divertono, comprano, studiano, consumano, acquistano. Pagano per imparare dai nostri docenti la lingua, l’arte e la cultura italiana. Quando li vedete al bar, o seduti in qualche locale, sappiate che quello che consumano è indotto generato esclusivamente dalla cultura e che il proprietario del locale, e quindi Alatri, sta incassando grazie alla cultura. Siamo una realtà ancora piccola, è vero, del resto siamo al primo anno. Le previsioni per il prossimo, però, indicano numeri ben più alti, margini di crescita considerevoli e stiamo già lavorando per concretizzare al meglio questo potenziale.

Per fare tutto questo abbiamo investito zero euro e abbiamo ricevuto zero euro di finanziamenti pubblici. Benzina, tempo, persone, professionalità e poi lavoro, lavoro, lavoro, questo il nostro investimento. Abbiamo predisposto un bilancio e un business plan costruiti in ogni minimo dettaglio. Li abbiamo implementati, abbiamo promosso in Cina il nostro progetto grazie a Tarcisio e al nostro responsabile didattico, l’instancabile Prof. Mauro Pagnanelli dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, che, nei suoi ripetuti tour nelle scuole cinesi, ha percorso in lungo e in largo un paese grande quanto un continente. Abbiamo definito piani marketing mirati. Abbiamo scritto, chiamato, contattato ambasciate, consolati, questure, uffici postali, vigili, carabinieri, Agenzia delle entrate, coinvolgendo tutte le autorità preposte al rilascio delle necessarie documentazioni, sovrastati da una burocrazia che ogni giorno ti invita a mollare. Abbiamo insistito in un investimento vero e serio sul meglio che il nostro territorio ha da esprimere perché l’obiettivo è rimasto quello delle origini: valorizzare e promuovere la città di Alatri, la sua crescita economica e culturale. Da anni si parla di albergo diffuso e noi, de facto, lo stiamo già creando. Abbiamo affittato otto appartamenti e li abbiamo legati ad un’iniziativa comune in maniera strutturata e organizzata, coinvolgendo i proprietari, rendendoli partecipi e mettendoci a loro disposizione per ogni tipo di esigenza. Il prossimo anno fortunatamente avremo bisogno di più case nel centro storico. Questo consentirà alla rete di espandersi. Le stiamo già cercando. Anzi, approfitto per tirare acqua al mio mulino invitando chiunque fosse interessato a contattarmi.

La gran parte di questo lavoro è stata fatta da Tarcisio, che non stava lì a fare il presidente in poltrona, ma a fare la formichina che, giorno dopo giorno, crea una struttura complessa, efficiente e organizzata. Tra l’altro senza prendere una lira.

QUESTA IMPRESA DI CUI FACCIO PARTE

L’esperimento del primo anno, tuttora in corso, ora posso dirlo, è stato un successo di cui probabilmente nemmeno riusciamo a delineare le proporzioni. L’impresa è stata enorme ed io, che di questa impresa sono parte, talvolta stento a rendermi conto della sua importanza. Professori dell’Università di Cassino, dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, giovani insegnanti di Alatri e delle città limitrofe, docenti che sono venuti da Fermo a lavorare ad Alatri, proprio nella nostra scuola, selezionati tra le decine di curricula che abbiamo ricevuto. Persone impiegate grazie alla cultura. Redditi provenienti dalla cultura. E poi c’è l’organizzazione extradidattica: anche lì altri giovani della nostra città, preparati e intraprendenti, con una determinazione eccezionale, stanno lavorando egregiamente per la gestione del servizio di assistenza, di accoglienza, di organizzazione generale, un lavoro delicato e difficile. Il nostro tratto distintivo. Occupazione generata puntando su cultura e meritocrazia.

Abbiamo creato interessi diffusi che convergono, in perfetto equilibrio, in un punto medio che è l’interesse comune: mi riferisco ai cittadini di Alatri, più o meno direttamente interessati, ai proprietari degli appartamenti affittati agli studenti, agli esercenti, ai giovani coinvolti, alle istituzioni, agli studenti stranieri. Abbiamo calamitato l’attenzione di un altro continente grazie anche al nostro partner cinese, l’Agenzia SIOL che si occupa di scambi internazionali. Vi parlo di un interesse che si è concretamente realizzato. Di qualcosa che è stato già fatto. Non di chiacchiere o di buoni propositi.

Abbiamo spiegato a quanti incontravamo che l’intera città poteva trarre beneficio dall’iniziativa perché le opportunità sono per molti e a molti è aperta questa scommessa condivisa. La strada da fare è ancora lunga, i numeri sono ancora contenuti e diversi sono gli aspetti da migliorare per espandere il progetto, tra mille difficoltà e mille incognite. Ma, come vi dicevo, le previsioni sono ottime.

Peraltro, vorremmo ampliare il novero delle nazionalità coinvolte ed estendere i contatti in altri paesi. Alcuni ne abbiamo. Stiamo già lavorando affinché Alatri diventi un centro di studio di respiro internazionale, con tutto ciò che ne consegue. Per crescere in tal senso c’è bisogno di una città e di una mentalità nuove. C’è bisogno del supporto della gente e di un’amministrazione attenta e lungimirante. Bisogna investire. Non si può pensare di ottenere il massimo guadagno senza fare nulla. Non è possibile starsene tranquilli, al sicuro, in attesa che il rischio corso dagli altri produca benefici anche per noi. Serve partecipazione, intraprendenza, un minimo di coraggio. E poi una maggiore ricettività, servizi migliori, una giunta che sostenga simili iniziative invece di ostacolarle, ad esempio, negando l’utilizzo delle aule del Conti Gentili di pertinenza comunale, nuove, arredate con tutto l’occorrente e mai utilizzate – e qui un doveroso grazie al Liceo “Luigi Pietrobono” per aver fatto il contrario – oppure tacendo, facendo finta di niente. Personalmente inviai una lettera a Sindaco e Vicesindaco chiedendo un supporto logistico, ossia di mettere a disposizione, per pochi mesi, un pulmino per i nostri studenti da poter utilizzare per le attività extradidattiche programmate, ossia le visite nelle più importanti località della Ciociaria dal punto di vista artistico e culturale, sempre in ottemperanza agli obiettivi dell’Associazione. Sottolineai, peraltro, in quella stessa sede, la nostra piena disponibilità a trovare un accordo per una compartecipazione alla spese. Nessun riscontro. Da parte mia, nessuna meraviglia. Abbiamo, però, ricevuto bei discorsi e tante parole di elogio il giorno dell’arrivo degli studenti e in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. In entrambi gli appuntamenti, sarà stato un caso, c’erano le telecamere.

Il solito atteggiamento, il solito modo di fare. Se non si cambia non si va da nessuna parte. Se ognuno di noi non prende coscienza dell’urgenza di predisporre e di implementare un sistema di altra natura, propenso all’accoglienza e all’investimento, a visioni di lungo periodo, progettuali e curate con costanza e attenzione, rimarremo la città mediocre che siamo. Alatri è un paese senza identità, un paese che negli anni di vacche grasse è stato rovinato da ogni punto di vista, soprattutto urbanisticamente, a mio avviso. Ancora ci raccontiamo la favola della sua straordinaria bellezza. A parte l’acropoli e alcune aree del centro storico, il resto della città, se non è stato abbandonato a se stesso, è stato oggetto di devastazione e di speculazione. Continuiamo a costruire, per ragioni ben note, consumando ogni centimetro di territorio, quando ormai è incalcolabile il numero di abitazioni, villette, appartamenti sfitti e invenduti. Costruiamo, costruiamo, edifichiamo, cemento, cemento, cemento, cemento ovunque. Danni ormai irreparabili.

Se non puntiamo su persone come Tarcisio Tarquini, sulle qualità proprie delle persone come lui; se vendiamo il nostro voto per pochi euro, per un panino, per una festa, senza minimamente riflettere sul valore inestimabile che ha il voto in sé, il nostro voto, per noi e per gli altri rimarremo la città mediocre che siamo. Bisognerebbe che qualcuno, ogni tanto, ci rinfreschi la memoria ricordandoci che il voto è stata una conquista della storia che ha richiesto un enorme tributo di sangue e che tuttora, in molti paesi non democratici, c’è gente disposta a morire per ottenere libertà e diritti come quello ad eleggere i propri rappresentanti. Noi, ad Alatri, giusto per rimanere in linea con la storia, votiamo il candidato chi ci offre pane e porchetta. Inviterei costoro ad emigrare in Libia, in Yemen o in Arabia Saudita per riflettere sul valore di questo diritto fuori moda, sbeffeggiato e umiliato. Vorrei sapere se, anche dopo una vacanza di piacere di questo tipo, sarebbero disposti a vendere o a gettare via il proprio voto.  Il voto non si regala all’amico, al conoscente, al parente se questi non sono persone in grado di amministrare una città. Perché non stiamo parlando di 50 euro. Parliamo di qualcosa che impone un senso di responsabilità verso se stessi e verso gli altri, verso i propri figli e verso il futuro loro e di una città intera.

IL VOTO E’ PREZIOSO, IL MIO VA A TARCISIO

Il voto è prezioso. È oro tra le mani. È una forma di potere in capo al cittadino il quale deve esigere in cambio qualcosa di altrettanto prezioso: competenze, capacità, onestà, un’amministrazione seria, crescita, buon governo, lungimiranza, visione, futuro, diritti, cultura. Il voto non è nato per dare una mano all’amico che si candida. Votare significa partecipare al futuro di una comunità di persone racchiuse in uno spazio e in un tempo che devono essere gestiti al meglio. Dare il voto significa perderlo per cinque anni. Perché ne abbiamo uno solo e per questo ha un valore enorme. Votare significa mettere in moto una serie di fatti, eventi, conseguenze cruciali per la vita di ognuno. Il voto non è una cortesia né un favore. Vendere il proprio voto, a prescindere dal fatto che possa configurarsi come voto di scambio, significa umiliarsi. Significa tacere. Significa perdere il diritto di controllare e giudicare chi governa. Significa farsi fregare. Significa aiutare il ricco candidato di turno, tronfio e pingue, a disfarsi di noi. Vuol dire aiutarlo a non doverci tenere più in considerazione durante gli anni di amministrazione perché con quello che abbiamo preso, soldi, panino, lampione che sia, il conto è già saldato in partenza. Significa scegliere autoritarismo e plutocrazia.

Io preferisco scegliere altro.

Voterò Tarcisio Tarquini perché è quanto di meglio io possa chiedere in cambio del voto.

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Un pensiero riguardo “La cultura che produce valori, anche ad Alatri

  1. Sono molto felice di questa iniziativa, ho come vicine di casa 3 di queste studentesse con cui le mie bambine hanno fatto confidenza, sta nascendo una bella amicizia e ne vado fiero, per le mie bambine è una grande lezione di integrazione culturale

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